giovedì 14 dicembre 2017

(Gio)WE, Bolla! del 14/12/2017

Uccidetemi, altro che buon giovedì a tutti. Questa è LA settimana. Di Star Wars, certo, programmato a orari indegni perché col cavolo che sono riusciti a farlo durare meno di due ore, ma soprattuttamente di TRE, Signorepietà, TRE cinepanettoni. Ho paura per quello che non uscirà la settimana prossima... ENJOY!


Star Wars: Gli ultimi Jedi
Reazione a caldo: E speriamo siano gli ultimi, vah...
Bolla, rifletti!: Oh, che a me preso come divertimento Star Wars va anche bene, però farne uscire uno all'anno sta mettendo alla prova i miei neuroni. Per dire, del film precedente ricordo solo Han Solo, l'odio verso il Frignetta e un'attrice premio Oscar nascosta sotto tonnellate di trucco quindi quest'anno vado solo per Leila, il Bolluomo solo per Chewbacca e il bestìnetto nuovo, vedete un po' come stiamo messi.

La ruota delle meraviglie
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Lo sapete che io e Allen non andiamo troppo d'accordo ma la presenza di Juno Temple nel cast mi rinfranca. Non so se andrò a vederlo al cinema ma una chance stavolta gliela darei, magari dopo aver letto qualche recensione.

Super vacanze di Natale
Reazione a caldo: Ma per favore.
Bolla, rifletti!: Non bastavano i cinepanettoni, ci voleva il BEST OF messo assieme da Paolo Ruffini. E il brutto è che andrà un sacco di gente a vederlo quando basterebbe farsi un giro su YouTube!!!

Natale da chef
Reazione a caldo: ...
Bolla, rifletti!: Non ho un commento abbastanza feroce o sagace da mettere, per me film simili non dovrebbero né girarli né distribuirli.

Poveri ma ricchissimi
Reazione a caldo: ... x 2
Bolla, rifletti!: Sperabilmente questo flopperà per motivi esulanti dalla qualità del prodotto. Speriamo che laGGente siano scemi come sembrano, mi spiace solo per la Ocone e la Mazzamauro, che a loro voglio sempre bene.

Ferdinand
Reazione a caldo: Mavvaff....
Bolla, rifletti!: Dunque, a Savona le anteprime non arrivano MAI. Nemmeno per sbaglio. Ma Ferdinand, ennesima produzione Blue Sky che perlomeno in lingua originale vede John Cena tra i doppiatori, è arrivato di corsa. E' candidato ai Golden Globe quindi FORSE meriterebbe una visione ma preferisco aspettare Coco.

E per fortuna esiste il cinema d'élite!

Due sotto il burqa
Reazione a caldo: Una boccata d'aria fresca!
Bolla, rifletti!: L'oscurantismo islamico messo su pellicola da chi ha vissuto sia in Iran che in Francia e sa quanto è importante la libertà e la possibilità di interpretare il Corano in modo corretto, senza trasformarlo in un'arma di distruzione. Sembra molto interessante, spero di recuperarlo!

mercoledì 13 dicembre 2017

Fantastic Mr. Fox (2009)

Il Bolluomo voleva vedere un "cartone animato" su Netflix e la scelta è caduta così su Fantastic Mr. Fox, diretto e co-sceneggiato nel 2009 da Wes Anderson partendo dall'omonimo racconto di Roald Dahl (tradotto in Italia con Furbo, il signor Volpe).


Trama: Mr. Fox è una volpe che fa il giornalista ma rimpiange i tempi in cui, assieme alla moglie, passava le notti a rubare pollame. Trasferitosi in una nuova casa, Mr. Fox ricomincia la sua vita di furti, attirando su di sé e sulla sua famiglia le ire di tre allevatori...



Fantastic Mr. Fox era uno dei due film di Wes Anderson che ancora non avevo visto (adesso manca solo Un colpo da dilettanti, l'opera di esordio del regista) e sinceramente non so perché abbia aspettato così tanto prima di guardarlo. L'idea di vedere un autore che adoro impegnato nella non facile realizzazione di un cartone animato in stop motion mi intrigava molto ma sapete bene che la mala distribución dalle mie parti impera e anche per questo nel corso degli anni non sono mai riuscita a recuperare Fantastic Mr. Fox. Peccato, perché il film in questione è davvero un gioiellino, in primis per come è stato girato ma anche per il modo "subdolo" in cui le idiosincrasie tipiche del regista e il suo modo di gestire personaggi al limite del weird sono riusciti ad arricchire e conferire nuovi significati ad una storia semplice come quella scritta da Roald Dahl, dando alla luce un prodotto "adulto", quasi sicuramente molto poco appetibile per un pubblico di giovanissimi (e, visti i risultati in termini di incassi, per il pubblico in generale, ahimé). Lungi dall'essere "semplicemente" la storia della lotta tra una volpe e tre allevatori, il Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson racconta la frustrazione di una creatura abituata ad essere, per l'appunto, "fantastica", adorata e rispettata dall'intero regno animale per la sua furbizia, l'arte affabulatoria, la destrezza e l'agilità, costretta da una promessa fatta quasi in punto di morte ad accontentarsi della normalità di un posto fisso come quello di giornalista e a guardare con nostalgia al passato; come accade spesso nei film del regista, Mr. Fox è un adulto "bambino" e ha un rapporto conflittuale sia con la moglie (pur amandola alla follia) sia con un figlio adolescente che non mantiene alto il buon nome della famiglia in quanto goffo, piccolino e pasticcione. La frustrazione di Mr. Fox si sfoga dapprima nell'acquisto di un'enorme casa, poi nello scontro con i tre allevatori più crudeli della regione, stufi di vedersi rubare letteralmente sotto il naso polli, anatre, tacchini e persino sidro e pronti quindi ad eliminare non solo Mr. Fox ma tutti gli animali del bosco dalla faccia della terra; il Mr. Fox di Anderson è quindi un personaggio "negativo", portato dal suo narcisistico egoismo a mettere in pericolo la sua famiglia e gli amici, mentre la creatura di Roald Dahl era un padre che rubava per consentire ai figli di sopravvivere, non per soddisfare il proprio ego.


Le scelte di sceneggiatura di Anderson, per il quale Dahl è comunque una specie di mitico eroe, non intaccano il senso ultimo del personaggio (alla fine Mr. Fox vuole molto bene al figlio "strano", desidera solo il bene per la sua famiglia ed è disposto persino a sacrificarsi per essa) ma approfondiscono la sua personalità e rendono la storia in generale più movimentata, oltre che incredibilmente ironica. Anche il tema del "diverso", assai caro al regista, viene introdotto con eleganza e collegato alla trama grazie all'esilarante conflitto tra due outsider come Ash, figlio di Mr. Fox, e Kristofferson, nipote da parte di madre; come ho accennato nel paragrafo precedente, Ash è diverso in senso "negativo", disadattato e incapace di portare avanti l'eredità di un padre irraggiungibile, mentre Kristofferson è il tipico personaggio Andersoniano che vive in un mondo tutto suo e si diletta con hobby decisamente peculiari, risultando ovviamente eccelso in ognuno di essi. Partendo dal personaggio di Kristofferson si può cominciare poi a parlare dell'incredibile bellezza visiva e dello stile di Fantastic Mr. Fox, Andersoniano dall'inizio alla fine e maniacale per quel che riguarda i dettagli. In un universo tipicamente saturo dei colori caldi tanto amati dal regista, l'unico diverso è proprio Kristofferson, vestito d'azzurro; rimanendo in tema abiti, Mr. Fox veste un completo assai simile a quelli prediletti da Anderson, non a caso le stoffe per realizzarlo provengono proprio dal sarto del regista; lo stesso Wes Anderson ha voluto che i pupazzini dei singoli personaggi fossero manufatti con pelliccia vera (alla faccia degli animalisti) nonostante l'aspetto arruffato che avrebbero avuto dopo miriadi di maneggiamenti e riposizionamenti, e persino i pochi esseri umani presenti nella pellicola hanno in testa capelli veri raccolti dai dipendenti dello studio d'animazione. Questi sono solo alcuni esempi ma anche senza andare nello specifico si intuisce ad una prima occhiata il lavoro certosino che sta dietro ad ogni singolo fotogramma di Fantastic Mr. Fox, ognuno dei quali meriterebbe di essere incorniciato e appeso, con i pupazzini imprigionati negli splendidi ambienti usciti dritti dritti dal gusto peculiare di Wes Anderson. E lo so che il regista è ormai diventato la parodia di sé stesso, col suo manierismo portato all'eccesso e le messe in scena che più hipster non si può, però io lo adoro così e bramerei tantissimo vivere in un universo fatto ad immagine e somiglianza di ciò che si agita in quello spocchioso ed elitario cervello d'artista, anche a costo di diventare una Bolla-pupazzetto. Ho già detto che aDDoro WES ANDERSON!?


Del regista e co-sceneggiatore Wes Anderson, che in originale doppia la Donnola, ho già parlato QUI. George Clooney (Mr. Fox), Meryl Streep (Mrs. Fox), Jason Schwartzman (Ash), Bill Murray (Badger), Michael Gambon (Franklin Bean), Willem Dafoe (Rat), Owen Wilson (Allenatore Skip), Garth Jennings (il figlio di Bean), Brian Cox (Action 12 Reporter) e Adrien Brody (Topolino) li trovate invece ai rispettivi link.

Eric Chase Anderson è il doppiatore originale di Kristofferson. Fratello minore del regista, ha partecipato a film come Rushmore, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore. Anche regista, ha 45 anni.


Fantastic Mr. Fox ha ottenuto due nomination per gli Academy Award del 2010, una per la Miglior Colonna Sonora Originale e una per il Miglior Film d'Animazione ma entrambi i premi sono andati invece a Up. Lo sceneggiatore Wallace Wolodarsky, voce dell'opossum Kylie, ha partecipato ad altri film di Anderson in veste di attore, come Rushmore, Il treno per il Darjeeling e Grand Budapest Hotel; a doppiare il "cantastorie" Petey c'è invece il frontman dei Pulp, Jarvis Cocker mentre il figlio di Francis Ford Coppola, Roman, presta la voce ad uno degli scoiattoli. Se Fantastic Mr. Fox vi fosse piaciuto recuperate I Tenenbaum, Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore, Rushmore e Coraline e la porta magica. ENJOY!

martedì 12 dicembre 2017

Assassinio sull'Orient Express (2017)

Con calma (c'era il ponte, ho cazzeggiato, lo ammetto!) arrivo a parlare anche di Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express), diretto da Kenneth Branagh e tratto dal giallo omonimo di Agatha Christie.


Trama: durante un viaggio sull'Orient Express il famoso investigatore Hercule Poirot si ritrova per le mani un caso di omicidio. Una valanga improvvisa blocca la corsa del treno e Poirot ha tempo solo finché non arriveranno i soccorsi e libereranno le rotaie per scoprire l'identità dell'assassino!


Come già scritto nella solita rubrica delle uscite settimanali, ho avuto la (s)fortuna di vedere Assassinio sull'Orient Express di Sidney Lumet solo una volta nella vita, da bambina, e di non avere mai letto il giallo di Agatha Christie. Oltre quindi a non ricordare NULLA relativamente alla risoluzione del caso non ho potuto nemmeno venire sopraffatta dall'effetto nostalgia legato alla pellicola, quella sensazione canaglia che ti prende proprio quando non vuoi e ti porta a rompere le palle alla gente dicendo "eeeeh, ma Albert Finney era un Poirot migliore, eh ma cosa mi significano quei baffoni signora mia, ah ma la Bergman era ben più sopraffina di quel rattu penigu della Cruz!". Posso dire perciò di essere una delle poche persone al mondo che si è approcciata al film di Branagh in totale letizia ed assoluta ignoranza, pronta a godersi un giallo all-star pregando il signoruzzo che la coppia di anziani burini parlanti seduti accanto a lei non spoilerassero il finale durante uno dei loro interminabili dialoghi. In virtù di ciò, mi sento di affermare innanzitutto che Kenneth Branagh dietro la macchina da presa è sempre e comunque un signore. Aiutato da un bel reparto effetti speciali capace di realizzare delle splendide sequenze panoramiche e momenti di pura suspance in mezzo alla neve, quelle belle scene in cui chi (come me) soffre di vertigini rischia di farsi venire un embolo e crepare in mezzo alla sala, lord Branagh confeziona un gioiellino capace di intrattenere innanzitutto gli occhi, assai vivace dal punto di vista delle inquadrature che riescono a dilatare lo spazio ristretto di un treno. La scelta di riprendere le carrozze dall'alto, come se non avessero un soffitto, oppure quella di scomporre l'immagine in tanti prismi illuminati da una calda luce artificiale, piuttosto che l'ennesima citazione di un'opera d'arte sul finale (in Cenerentola c'era Fragonard, qui addirittura Leonardo Da Vinci con L'ultima cena) o i flashback in bianco e nero sono tutti eleganti tocchi di stile che si sommano all'eleganza dei costumi e delle scenografie e rendono Assassinio sull'Orient Express un film di indubbia bellezza "formale". E benché non abbia visto la pellicola in lingua originale mi è sembrato che gli attori fossero tutti molto in parte, soprattutto la splendida Michelle Pfeiffer (la quale mi pare stia vivendo una seconda giovinezza e non posso che esserne felice), e persino Johnny Depp mi è sembrato lontano, per una volta, dalle terrificanti macchiette da lui interpretate negli ultimi tempi. Quindi cos'è che mi ha portata, al termine della visione, a relegare Assassinio sull'Orient Express tra i dimenticabili del 2017?


Il motivo ha un nome e un cognome e non può che essere Kenneth Branagh. Intendiamoci, io andrei a vedere persino una recita parrocchiale se ci fosse coinvolto Kenneth Branagh, però Assassinio sull'Orient Express è già il secondo film di seguito, tra quelli da lui diretti, che mi fa cadere i marroni non tanto per la noia, quanto per la tracotanza che traspare da ogni fotogramma, da ogni singolo pelo di baffo insistentemente messo in primo piano. Poirot non nasce come personaggio simpatico, per carità, però in questa versione è ancora più insopportabile del normale, un mix tra l'investigatore classico e un maestro della deduzione alla Sherlock Holmes (anche dal punto di vista "fisico" visto che riesce a prevedere le mosse del nemico e neutralizzarle come l'Holmes di Guy Ritchie), con la terrificante aggiunta di una passione per gli spiegoni demoralizzanti, filosofici ed aulici: vedere Kenneth Branagh sospirare una mezza dozzina di volte davanti al ritratto dell'amata o perdersi in elucubrazioni sul senso della vita e la natura del male, col faccione preoccupato ad occupare interamente lo schermo del cinema come nemmeno quel bolso di Tom Hanks nel vecchio Il codice Da Vinci visto in prima fila, abbiate pazienza ma mi ha causato un po' di orchite, spezzando il naturale, dinamico andamento della vicenda più volte di quanto non fosse necessario. Per carità, senza questi excursus probabilmente il metraggio del film sarebbe stato ridotto e la trama sarebbe risultata troppo semplice ma sinceramente avrei preferito un po' più di ironia e maggior coesione all'interno delle indagini, talmente prolisse e dispersive da risultare in qualche modo "faticose" da seguire per chi, come me, non era a conoscenza dell'esito finale. E comunque s'è lamentato anche Toto accanto a me quindi se non è piaciuto a lui il film chi sono io per contestare un giudizio ben più affidabile del mio? Che poi, non piaciuto... diciamo che è il solito film senza infamia né lode pompato da un enorme battage pubblicitario che alza le aspettative dello spettatore all'inverosimile per poi deluderle, quindi magari sono stata troppo dura e qualcuno potrebbe invece trovarlo uno dei migliori film dell'anno. Non io, però.


Del regista Kenneth Branagh, che interpreta anche Hercule Poirot, ho già parlato QUI. Penélope Cruz (Pilar Estravados), Johnny Depp (Edward Ratchett), Derek Jacobi (Edward Henry Masterman), Lucy Boynton (Contessa Elena Andrenyi), Marwan Kenzari (Pierre Michel), Michelle Pfeiffer (Caroline Hubbard), Judi Dench (Principessa Dragomiroff), Olivia Colman (Hildegarde Schmidt) e Willem Dafoe (Gerhard Hardman) li trovate invece ai rispettivi link.

Daisy Ridley interpreta Miss Mary Debenham. Inglese, la ricordo per film come Star Wars - Il risveglio della forza e Star Wars - Gli ultimi Jedi. Anche produttrice, ha 25 anni e tre film in uscita.


Josh Gad interpreta Hector MacQueen. Americano, lo ricordo per film come La bella e la bestia; inoltre ha partecipato a serie come E.R. Medici in prima linea e Numb3rs e lavorato come doppiatore per film quali L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva, Frozen - Il regno di ghiaccio, Frozen Fever, Frozen - Le avventure di Olaf e serie come American Dad!, The Cleveland Show, Phineas and Ferb e South Park. Anche produttore e sceneggiatore, ha 36 anni e un film in uscita.


Per il ruolo di Caroline Hubbard erano state convocate sia Angelina Jolie che Charlize Theron ma entrambe hanno rinunciato (la Jolie, in verità, pare sia stata estromessa dal progetto a calci in culo a causa delle pretese di riscrivere la parte in base ai propri desideri). Come anticipato nel finale, pare che sia Branagh che la 20th Century Fox siano molto interessati a realizzare un adattamento di Assassinio sul Nilo quindi prepariamoci a more Branagh per il futuro! Nell'attesa, se Assassinio sull'Orient Express vi fosse piaciuto recuperate il film omonimo di Sidney Lumet. ENJOY!

domenica 10 dicembre 2017

Seven Sisters (2017)

Con un ritardo devastante arrivo finalmente a parlare anch'io di Seven Sisters (What Happened to Monday), diretto dal regista Tommy Wirkola. NO SPOILER, anche se probabilmente il film l'avrete già visto tutti.


Trama: A causa della sovrappopolazione, nel futuro alle famiglie viene consentito di avere un solo figlio mentre gli altri eventuali bambini vengono messi in stasi criogenica. In qualche modo, sette sorelle sono riuscite a sottrarsi a questo destino creandosi una comune identità fittizia ma un giorno la prima sorella, Monday, scompare e cominciano i guai...


Mi avevano detto che Seven Sisters era molto bello ma tra una cosa e l'altra ne ho rimandato la visione finché non è uscito al cinema in Italia. Onestamente, parliamoci chiaro: non so quante persone siano andate a vederlo in sala visto che il film è stato reso disponibile già mesi fa sulla versione USA della piattaforma Netflix (con ovvie conseguenze di cui non starei a parlare, tanto ci siamo capiti) e non so nemmeno perché la distribuzione italiana prenda queste cantonate a ridosso del Natale, con un sacco di film "importanti" che rischiano di eclissarlo (infatti a Savona non è uscito) e, soprattutto, a rischio di appiattire la pellicola con un doppiaggio/adattamento indecenti (Lucia dixit e io mi fido). Sta di fatto che è un peccato perché Seven Sisters è davvero un bellissimo esempio di action distopico e meriterebbe di venire visto da quante più persone possibili soprattutto perché, sì, sullo schermo gigante di un cinema la vicenda delle sorelle Settman dovrebbe essere una botta di adrenalina mica da ridere. D'altronde, a Tommy Wirkola ho voluto bene sin dai tempi di Dead Snow, il regista ha il gusto del sangue (tanto sangue ma anche occhi, dita mozzate, morti particolarmente violente e "gratuite") e dell'azione, non è pacchiano né confuso nemmeno quando gli mettono per le mani una potenziale ciofeca come Hansel e Gretel cacciatori di streghe, che inaspettatamente all'epoca mi era parecchio piaciuto: gli basta prendere degli attori dal forte piglio badass, mettere in piedi delle convincenti scene d'azione dove, a scelta, ci si spara o ci si pesta pesantemente e ritagliare dello spazio sia per un po' di sana inquietudine sia per qualche siparietto divertente. Va detto inoltre che nel corso di Seven Sisters ho pianto senza ritegno e che la rivelazione sul pre-finale mi ha messo un'angoscia indicibile in quanto buttata in faccia allo spettatore senza troppi giri di parole, il che ha reso la pellicola qualcosa di più di un semplice action violento, arrivando a toccare anche delle corde emotive, cosa che non mi sarei mai aspettata. E più non dimandate, perché parlare della trama di Seven Sisters vorrebbe dire inciampare in spoiler continui, non mi sembra il caso.


Parlerò quindi un po' di Noomi Rapace, che nel film interpreta ben sette sorelle, uguali ma ognuna ben distinta dalle altre per quel che riguarda non solo le scelte di stile ma anche per il carattere. Ora, la Rapace non è proprio una signora attriciona e la versione originale del film ne mette in risalto anche la dizione non proprio perfetta, sporcata dall'accento svedese (ma chissene, il film è una co-produzione europea ed è palesemente ambientato in una non meglio specificata "confederazione" dove la moneta è l'euro), però è comunque una gioia per gli occhi vederla interpretare a volte l'eroina determinata, altre il pulcino terrorizzato, altre ancora la fatalona fredda come il ghiaccio, prestandosi ad una sceneggiatura di una cattiveria talvolta incredibile. La Rapace è dotata di un perfetto mix di fascino, fragilità e fisico talmente palestrato che durante determinate inquadrature mi veniva da piangere pensando alle mie forme da budino Elah, ricorda un po' le eroine "maschie" di alcuni film anni '80/'90 con una buona dose di sentimento in più quindi secondo me è perfetta per il ruolo delle sorelle Settman. Buono anche il cast di supporto, con un Willem Dafoe stranamente paterno (almeno finché... no, niente, lo ha fatto a fin di bene, dai) e probabilmente pagato a cottimo da Netflix visto che spunta in ogni loro produzione, e una Glenn Close particolarmente detestabile (nobile proposito il suo, eh, però anche un po' baffangulo!). Molto caruccia anche la bimbetta presa per incarnare la versione infantile delle Settman, anche lì una sola attrice visto che probabilmente sette tutte uguali sarebbero state un po' difficili da recuperare. Mi rendo conto che questo è un post un po' più stringato del solito ma ho deciso di fermarmi qui visto che, come ho detto sopra, ogni parola in più rischierebbe di compromettere la visione di Seven Sisters. Aggiungo solo che la pellicola di Wirkola è una delle più interessanti ed "esaltanti" uscite quest'anno quindi sarebbe davvero un peccato perdersela!


Del regista Tommy Wirkola ho già parlato QUI. Noomi Rapace (le sorelle Settman), Glenn Close (Nicolette Cayman) e Willem Dafoe (Terrence Settman) li trovate invece ai rispettivi link.

Marwan Kenzari interpreta Adrian Knowles. Olandese, ha partecipato a film come Autobahn - Fuori controllo, La mummia e Assassinio sull'Orient Express. Ha 34 anni e due film in uscita tra cui il live action di Aladdin, dove interpreterà Jafar!


Christian Rubeck, che interpreta Joe, è un aficionado di Wirkola in quanto ha partecipato sia a Dead Snow 2 che a Hansel e Gretel - Cacciatori di streghe. Se Seven Sisters vi fosse piaciuto potrebbe essere giunto il momento di recuperare gli altri film del regista!



venerdì 8 dicembre 2017

M.F.A. (2017)

Imbeccata dalla sempre ottima Lucia e da tutte le minchiate che mi tocca leggere di questi tempi ho deciso di guardare M.F.A., diretto dalla regista Natalia Leite.


Trama: Noelle è una studentessa d'arte che una sera viene stuprata da un ragazzo. Convinta di poter ottenere giustizia, la ragazza denuncia la cosa ma si trova davanti un muro di gomma e decide quindi di ricorrere a mezzi più estremi...


M.F.A. è l'horror più tristemente attuale visto quest'anno ed è anche quello che mi ha fatta più incazzare. All'epoca dei vari #metoo e del sollevamento dell'intera comunità femminile scioccata dalle rivelazioni di parecchie attrici coinvolte nell'ormai famigerato "caso Weinstein" mi sono limitata a leggere le esperienze e i commenti di molte mie amiche, colleghe di blog, semplici conoscenti o totali sconosciute più o meno famose senza scrivere nulla in merito perché, come dice il saggio, "se non si ha nulla di intelligente da dire meglio stare zitti". La verità è che, fortunatamente, a me non sono capitate esperienze di grave sopraffazione né in campo lavorativo né in campo umano e i pochi commenti sessisti che mi sono stati rivolti sono stati rispediti sempre al mittente con un bel calcio in culo annesso, il piacione di turno ringalluzzito dalla minigonna a sostituire i soliti jeans antisesso ridotto ai minimi termini e costretto a bisbigliare roba tipo "eh però così rimarrai sempre single" "se non sorridi non ti vorrà mai nessuno" "eh ma sciogliti un po'". Poverini. Sono una brutta persona, lo so, ma le persone viscide le riconosco lontano un chilometro e non sono mai stata tenera con loro, nemmeno quando le persone in questione erano miei superiori con qualche bicchiere di vino in corpo e magari avrei potuto mordermi la lingua. Sicuramente sono stata molto più fortunata di Noelle (che è la protagonista del film ma avrebbe anche potuto chiamarsi Natalia ed essere vostra amica o sorella), rea di aver provato interesse per un ragazzo, aver accettato l'invito a un party, essersi messa carina per l'occasione ed essere salita in camera con lui. Ora, mi rendo conto che una donna può limitarsi a dire ad un uomo "peas and carrots" (cit.) e quest'ultimo non capisce più nulla ma può anche essere invece (attenzione, uomini alla lettura) che una ragazza interessata ad un ragazzo non abbia proprio voglia di ritrovarsi magicamente tre metri di lingua in gola e una mano sulla passera NONOSTANTE (oddio, i segnali contrastanti!!111!1111) abbia scelto di rimanere sola con lui. Azz, come siamo complicate. Pensa un po', magari quella sera avevamo solo voglia di capire se davvero valeva la pena interessarsi all'uomo in questione e non ci interessava una sveltina. Ah, fighedilegno! Comunque, a Noelle (ma magari è successo anche a Natalia) è capitato che il ragazzo potenzialmente interessante si sia rivelato un troglodita e, forte del fatto che è stata lei ad andare in camera con lui firmando probabilmente una liberatoria per la cessione automatica della patata, l'abbia violentata. In una delle scene più asettiche e "banali" della storia del cinema horror, per inciso, così da sottolineare l'assurda e totale casualità di un evento simile, una sequenza (assieme a quella del secondo stupro che viene mostrato) capace di far star male per giorni.


Noelle se ne torna a casa, sconvolta e morta dentro, ma nonostante i consigli dell'amica che le dice di tenersi tutto per sé decide di parlare della cosa ad una consulente del campus universitario. Una donna, badate bene. Le domande a cui si ritrova a dover rispondere ribaltano in due secondi la situazione e trasformano Noelle da vittima a sciacquetta consenziente, rea di non aver detto NO con chiarezza, di aver dato corda al ragazzo nel corso della serata, di avere avuto (Dio non voglia!) più di un partner in 20 anni. Sconcertata, Noelle va a parlare con un gruppo di sostegno composto da coetanee ma anche lì, la Morte Nera: raccolte fondi per le bambine violentate in Sudamerica, gruppo d'acquisto per uno smalto in grado di rivelare eventuali "droghe dello stupro" contenute nei drink, raccolte fondi totalmente inutili e non una sola ragazza a parlare di prevenzione, di portare un po' di consapevolezza nella società, di battersi affinché stupratori più o meno seriali vengano condannati anziché giustificati perché troppo amichevoli, ingenui o esuberanti. Le signorine si limitano a fare spallucce perché tanto "la società è così", accettando passivamente il loro destino di agnellini a rischio di venire macellati, e giustamente Noelle sbrocca. Rape and revenge, giusto? Nì. Perché la sceneggiatura di Leah McKendrick non si limita a sfogare il giusto odio di Noelle e dello spettatore nel solito, catartico lago di sangue, ma si prende anche il tempo di indagare la psicologia di queste povere ragazze violentate (non c'è mica solo Noelle), sviscerando tutto quello che passa loro per la testa: senso di colpa, vergogna, desiderio di togliersi da sotto i riflettori e tornare a vivere un'esistenza normale senza nessuno ad additarle come zoccole, paura, odio per lo stupratore ma anche per loro stesse. Racconta, pur con qualche ingenuità, di come la violenza ne richiami altra, in un circolo vizioso che non porta gioia alle vittime finalmente vendicate, quanto piuttosto un rigurgito di terrore, il ritorno di un incubo che si pensava fosse finito; racconta, soprattutto, del coraggio di lottare per tirare fuori la verità e prendere a schiaffi chi vuole chiudere gli occhi per non sapere o chi, ancora peggio, liquida la faccenda con un "tanto a me non potrà mai accadere, quella era una zoccola ma io invece no!". No, mi spiace. Non serve essere splendide e affascinanti come Francesca Eastwood, che ad un certo punto decide di sfruttare il suo corpo come esca per attirare le sue prede imbecilli, non sono la gonna corta o l'attimo di ingenuità a dover distruggere per sempre la vita di una persona, non possono esistere scuse o giustificazioni. Non esiste il "ma figurati se uno così bello, famoso e potente si abbasserebbe mai a..." oppure, ancora peggio il "meglio far finta di nulla perché non conviene avere contro gente simile". Non deve esistere. Eppure, siccome la mentalità di oggi è quella che è, c'è solo da ringraziare Natalia Leite per aver esorcizzato i propri fantasmi e aver messo su pellicola qualcosa che ogni persona con un minimo di sensibilità dovrebbe capire senza essere imbeccato da film o articoli di "denuncia".


Di Clifton Collins Jr., che interpreta Kennedy, ho già parlato QUI mentre Michael Welch, che interpreta Mason, lo trovate QUI.

Natalia Leite è la regista della pellicola. Brasiliana, ha diretto un altro lungometraggio, Bare, ed è anche sceneggiatrice, produttrice e attrice.


Francesca Eastwood interpreta Noelle. Figlia di Clint Eastwood e dell'attrice Frances Fisher, ha partecipato a film come Jersey Boys, Final Girl e a serie quali Heroes Reborn e Twin Peaks. Ha 24 anni e un film in uscita.


Leah McKendrick, sceneggiatrice della pellicola, interpreta anche Skye, l'amica di Noelle. Se M.F.A. vi fosse piaciuto recuperate Elle oppure Il gioco di Gerald. ENJOY!


giovedì 7 dicembre 2017

(Gio)WE, Bolla! del 7/12/2017

Buon giovedì a tutti! Fortunatamente abbiamo ancora una settimana di respiro prima che escano i cinepanettoni e qualcosa si può ancora recuperare al cinema. Tra l'altro, a Savona non sono ovviamente arrivati, ma per gli amanti degli horror e per gli stomaci forti consiglio la visione di The Void (che pur non è uno degli horror migliori dell'anno...) e poi domani dovrebbe uscire anche Free Fire che mi si dice sia molto bello! ENJOY!

Suburbicon
Reazione a caldo: Ispirevole
Bolla, rifletti!: La critica d'oltreoceano l'ha massacrato ma se mi metti nel trailer sangue, la vita perfetta di un sobborgo americano anni '60 ed echi coeniani ci vuole poco a vendermi il film. Credo proprio che la settimana prossima correrò al cinema!

My Little Pony: Il film
Reazione a caldo: Maledetti!!!
Bolla, rifletti!: Perché relegarlo agli spettacoli pomeridiani??? Non avete pensato che anche io, nonostante il disgusto provato davanti ad Equestria Girls, avrei voluto vedere IL FILM dei My Little Pony (tra l'altro doppiato da Lorella Cuccarini!)? Quanta tristezza...

Bad Moms 2 - Mamme molto più cattive
Reazione a caldo: Mboh!
Bolla, rifletti!: Non avendo visto il primo non mi viene voglia di guardare nemmeno il secondo, non credo sia il mio genere (mamme sgallettate contro il logorio della vita moderna? Meh.). Lo lascio agli appassionati!

Il premio
Reazione a caldo: Mi ispira poco...
Bolla, rifletti!: Un'accozzaglia di attoroni in macchina, la regia di Gassman, il timore che la pellicola in questione sia molto meno "arty" di quanto non si percepisca dai trailer. Stronzatina italiana travestita da progetto più pretenzioso? Può essere, non correrò in sala per scoprirlo.

Al cinema d'élite decisamente non si respira aria natalizia...

L'insulto
Reazione a caldo: Uff...
Bolla, rifletti!: Come al solito, causa impegni del weekend e gli assurdi orari limitati del cinema d'élite mi perderò l'unico film meritevole della settimana, ovvero uno dei candidati all'Oscar 2018 come miglior film straniero. Mainaggioia, altro che Natale...

mercoledì 6 dicembre 2017

Bollalmanacco On Demand: La cena dei cretini (1998)

Il Bollalmanacco On Demand torna ad occuparsi di convivialità franzosa sempre grazie a Silvia, che ha chiesto un post su La cena dei cretini (Le dîner de cons), scritto e diretto nel 1998 dal regista Francis Veber. Il prossimo film On Demand temo arriverà con l'anno nuovo e dovrebbe essere S.O.B. ENJOY!


Trama: dei facoltosi francesi si riuniscono ogni settimana a cena, portando con sé un cretino da prendere in giro. Pierre crede di aver trovato il cretino supremo e ovviamente lo invita ma, complice uno strappo alla schiena, la cosa gli si ritorcerà contro...


Se continuo così mi toccherà rivalutare il cinema francese. E' già la seconda commedia che vedo in poco tempo ed è la seconda che mi piace, anzi, che dico, che fa ridere non solo me ma anche il Bolluomo notoriamente restio a mostrare entusiasmo per qualcosa che non sia l'urlo di Chewbacca (è un uomo schivo, capitelo). E' anche la seconda pellicola di chiara derivazione teatrale quindi forse potrei azzardarmi a pensare che la mia simpatia non vada al cinema franzoso bensì al teatro d'oltralpe? Chissà. Sta di fatto che La cena dei cretini è un'esilarante commedia a base di equivoci, dove la vita di un riccone troppo pieno di sé viene sconvolta proprio dall'uomo che doveva essere il divertimento di una sera, l'ospite d'onore dell'evento che da il titolo all'opera. Parliamoci chiaro: io di cretini da invitare a cena ne avrei una riga ma, chissà perché, per quel che riguarda la classe sociale di appartenenza li collocherei quasi tutti in quella di Brochon, tolti ovviamente pancine, analfabeti funzionali, ignoranti di varia fattura, ma lì forse siamo già oltre il livello "cretino" e si sfocia nel "pericolosamente psicolabile". Invece il cretino, inteso nell'accezione data da Veber, è fondamentalmente un ingenuone appassionato di cose che la gente normale ritiene stupide e noiose, una persona non proprio in grado di rispettare lo spazio vitale altrui e uno sbadato della peggior specie, distratto e goffo più che stupido. Di base un buono, via, mentre per me un cretino dovrebbe essere anche cattivo. Invece Pignon, il cretino per antonomasia, è una bravissima persona che si prende a cuore i problemi di un uomo che fino a un'ora prima non conosceva, continua a stargli accanto anche quando viene invitato in malo modo ad andarsene e lo aiuta persino quando realizza la vera natura del sorprendente invito a cena. Peccato solo che il suo buon cuore si accompagni ad un cervello inversamente piccolo e che ogni gesto di bontà equivalga ad un enorme disastro ai danni del borioso Brochon, che diventa di rimando più simpatico ed umano mano a mano che la pellicola prosegue e arriva persino a porsi delle domande su chi sia il vero cretino. Mica poco.


La cena dei cretini fa dunque divertire ma anche riflettere senza risultare pedante, fortunatamente, e prosegue leggera e scoppiettante per tutta la durata, soprattutto grazie alla verve dei due protagonisti, affiancati da caratteristi di tutto rispetto. Il con par excellence non poteva non avere la faccia paffutella e stralunata di Jacques Villeret, i cui enormi occhioni e i pochi capelli spettinati già da soli costruiscono una perfetta "maschera" comica, la fisicità debordante ma timida ideale per un film come questo; a fargli da contraltare c'è Thierry Lhermitte, bello, alto e piacente (ah Thierry, quanto mi piacevi quando guardavo un Piede in paradiso con quella sgnoccolona della Carol Alt!) ma anche lui dotato del physique du rol per interpretare la seconda metà del duo comico. Insieme i due danno vita ad una girandola ininterrotta di botte e risposte, occhi che si alzano al cielo disperati, espressioni buffe di chi non capisce bene perché l'altro si stia arrabbiando, battute al fulmicotone che rendono La cena dei cretini un vero spasso, mai volgare o noioso. Perfetti anche Francis Huster nei panni dell'amico fraterno Juste, le cui risate grasse sono le stesse che si fa il pubblico, e lo sfigatissimo Daniel Prévost in quelli dell'esattore fiscale, una figura che, pur comparendo poco, in quel tempo ridotto che ha a disposizione riesce quasi ad eclissare persino Villeret. Ci sono anche dei personaggi femminili, uno dei quali anche importante, ma purtroppo non riescono a bucare lo schermo pur essendo fonti di gag esilaranti, soprattutto per quel che riguarda l'amante di Brochon. In buona sostanza, dunque, continuo a ringraziare Silvia per la sua passione verso le cene francesi (anche se qui si mangia ben poco) e vi consiglio a mia volta la visione di questo divertentissimo La cena dei cretini!

Francis Veber è il regista e sceneggiatore della pellicola. Francese, ha diretto film come Professione... giocattolo, In fuga per tre e L'apparenza inganna. Anche produttore e attore, ha 80 anni.


Thierry Lhermitte interpreta Pierre Brochon. Francese, ha partecipato a film come Un piede in paradiso, Un lupo mannaro americano a Parigi e L'apparenza inganna. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 65 anni e un film in uscita.


Jacques Villeret interpreta François Pignon. Francese, ha partecipato a film come Danton, Prénom Carmen, L'ultima estate a Tangeri e I ragazzi del Marais. Anche produttore, è morto nel 2005, all'età di 53 anni.


La pièce originale, che dura due ore contro l'ora e mezza del film, ha debuttato nel 1993 con Jacques Villeret sempre impegnato nel ruolo di Pignon. Non solo teatro, comunque, perché La cena dei cretini vanta due remake indiani (Bheja Fry e April Fool) e uno americano, A cena con un cretino; non ne ho visto nemmeno uno ma se La cena dei cretini vi fosse piaciuto potete provare a recuperarli! ENJOY!

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