martedì 22 agosto 2017

Atomica bionda (2017)

Scrolliamo dal blog la ruggine da ferie con l’esplosivo film Atomica Bionda (Atomic Blonde), diretto dal regista David Leitch e tratto dalla graphic novel La città più fredda di Antony Johnston e Sam Hart. Pronti a spararvi in cuffia la migliore musica di fine anni ’80?


Trama: l’agente del MI6 Lorraine Broughton viene mandata a Berlino per recuperare una lista zeppa di segreti bramata da inglesi, americani, russi e francesi… proprio mentre i giorni del muro sono agli sgoccioli!


Alla mia veneranda età, dopo aver visto un buon numero di film, fatico ormai a ricordare nomi di registi e attori "secondari". Alla fine di Atomica Bionda mi è capitato di sussurrare al Bolluomo, col sorrisone sulle labbra, una cosa tipo "Ah ma questo è il modo in cui avrebbero dovuto girare quella mer*a di John Wick 2!" per poi scoprire, in effetti, che David Leitch era il co-regista non accreditato del primo, bellissimo John Wick, il cui secondo capitolo è stato diretto solo da Chad Stahelski. Da qui ho avuto modo di capire che, a son di guardare film, ho imparato qualcosa relativamente non solo a cosa viene raccontato bensì anche al "come", ma soprattutto di riflettere un po' sul Cinema di Menare (non me ne vogliano i fan de I 400 calci se utilizzo un loro termine), genere che, per quanto bistrattato dalla cVitica, ha un suo modo di essere e una sua dignità se realizzato bene, al punto che persino chi si intende di regia, montaggio e stunt tanto quanto un fermacarte (tipo la sottoscritta) riesce a capire facilmente la differenza tra un John Wick 2 e una meraviglia come Atomica Bionda: qui ci sono cuore, tecnica e gusto estetico, là c'è solo la pigrizia con la quale si prende per il naso lo spettatore. Perché a me (come ad altri spettatori, spero) frega poco di vedere Keanu Reeves ammazzare gente se le coreografie che lo vedono impegnato sono sempre le stesse e se il montaggio o la regia non mi esaltano, altrimenti non si parlerebbe, appunto, di coreografie, regia e montaggio e rimarremmo fermi a Van Damme o Steven Seagal al nadir delle loro carriere. In Atomica Bionda ci si mena ma lo si fa con un senso estetico superiore, col desiderio di costruire una scena, coccolando l'occhio dello spettatore con una bellezza che non è solo quella di una Charlize Theron che sarebbe gnocca persino avvolta in un sacco di juta e sfigurata dai lividi ma è anche e soprattutto quella di scontri all'arma bianca/pugni/calci/quello che volete così ben fatti da sembrare dei balletti, altro che La La Land. Questi sono film realizzati da gente che conosce benissimo il genere, lo ama e lo rispetta, da artigiani e stuntman che scelgono di renderlo appetibile anche per un pubblico di gente meno di nicchia, coinvolgendo grandi nomi e puntando tantissimo su scenografie, musiche, costumi e qualsiasi altro elemento possa risultare gradevole anche a chi non mastica pane e tamarreide dal mattino alla sera. A inizio 2000 c'erano i wu-xia occidentalizzati, oggi ci sono questi... come chiamarli? Action fortemente estetici? Non saprei ma, a prescindere da come vogliamo chiamarli, non ci si può lamentare della loro presenza sul mercato.


Sorvolando un attimino su una trama che a tratti si perde in un tourbillon di nomi in codice e passaggi di testimone, Atomica bionda ha tutto quello che serve per rendere la Bolla una bimba felice. Innanzitutto, ha una protagonista carismatica (e sapete quanto io ADORI le donne forti nel Cinema) interpretata da un'attrice che, ora come ora, è una delle migliori in circolazione. Non mi sento di scrivere altre righe sulla bellezza di Charlize Theron, quella donna è gnocca e bravissima, ma è innanzitutto una macchina da guerra credibile e stilosa da matti: le mise che la Theron indossa nel corso del film, non tanto quelle per me inarrivabili sfoggiate nei club berlinesi ma proprio quelle "da tutti i giorni", le sognerò nei mesi a venire, spulciando i siti di shopping on line per scovare qualche capo autunnale da mettere a mia volta. Magari con risultati diversi, ma l'importante è provare. Seconda cosa, Atomica bionda ha una serie di personaggi "di contorno" da paura. Ormai James McAvoy ha superato il noiosino Fassbender nella mia personalissima classifica di figaggine e quando lo sfruttano per ruoli da alcoolizzato/pazzo mi si scioglie il cuoricino; per gli ometti (o per le fanciulle amanti dello stesso sesso) c'è una Sofia Boutella sempre più affascinante, impegnata in una paio di scene capaci di lasciare letteralmente a bocca aperta il Bolluomo. Non potevo nemmeno prenderlo a schiaffi, visto che la Boutella e la Theron sono talmente sensuali assieme da far vacillare la mia eterosessualità come non erano riuscite nemmeno Natalie Portman e Mila Kunis ne Il cigno nero. Il parterre di attori ovviamente non finisce lì: vedere John Goodman, Toby Jones, Eddie Marsan e il futuro Pennywise Bill Skarsgård condividere lo schermo con la protagonista è sempre una gioia, così come è splendido vederli camminare per le due Berlino un attimo prima del crollo del maledetto muro. L'ambientazione è il terzo elemento vincente di Atomica Bionda, con le due anime di Berlino, la est più "straccionata" ma viva in un modo che la ovest può solo sognare, riportate perfettamente su pellicola e la storia reale che si insinua prepotentemente all'interno della finzione, segnando la sconfitta (non definitiva) di tutti i giochi di spie, traditori ed assassini che coi loro segreti hanno scritto una delle pagine più nere della storia mondiale. Immancabile infine, per mantenere il mood berlinese di fine anni '80, una colonna sonora stupenda che spazia da David Bowie a Blue Monday, passando per immancabili hit tedesche come 99 Luftballons e la sempre adorabile Der Commissar per poi finire con London Calling e Under Pressure, sempre per non dimenticare il divino Starman e l'altro divino Freddie Mercury. Volete altri motivi per andare a vedere Atomica bionda? Io sinceramente non perderei tempo e correrei al cinema prima che lo tolgano!


Del regista David Leitch ho già parlato QUI. Charlize Theron (Lorraine Broughton), James McAvoy (David Percival), Eddie Marsan (Spyglass), John Goodman (Emmett Kurzfeld), Toby Jones (Eric Gray) e Sofia Boutella (Delphine Lasalle) li trovate invece ai rispettivi link.

Bill Skarsgård interpreta Merkel. Svedese, figlio di Stellan e fratello di Alexander, lo ricordo per il film Anna Karenina, inoltre ha partecipato a serie quali Hemlock Grove. Ha 27 anni e tre film in uscita tra cui, ovviamente, IT, dove ricoprirà il ruolo di Pennywise!


I più accaniti fan di Tarantino avranno riconosciuto nei panni dell'orologiaio l'attore Til Schweiger, ovvero l'Hugo Stiglitz di Bastardi senza gloria. Detto questo, se Atomica bionda vi fosse piaciuto vi consiglio di recuperare Nikita e il primo John Wick. ENJOY!

domenica 20 agosto 2017

Il Bollodromo #38 - Le pagelle di Twin Peaks - Episodio 3x14

Eccoci arrivati all'appuntamento settimanale che non viene fermato né dal caldo né dalle lacrime napulitane di nostalgia, ovvero quello con le pagelle del nuovo Twin Peaks curate da me e Alessandra di Director's Cult. Nell'episodio quattordici ne sono successe di ogni quindi non indugiamo, limitiamoci a piangere la mancanza del Dougie Weekly Best e... HELLOOO-OOOO!!!

La prima "vittima" della settimana è il povero Andy, prescelto dal Vigile del Fuoco come veicolo di sapienza (non a caso Alessandra gli assegna il Premio Tengo il Destino del Mondo). Molto meno fiduciosa della mia collega, lo insignisco del Premio #Ciaone. A bello, non abbiamo capito una ceppa noi figurati tu!! Tra parentesi, alla combriccola di scout in gita formata da lui, Hawk, Sceriffo Truman e Bobby Alessandra assegna il Premio Cheesy Cheese Gang a causa dei loro gusti in materia di sandwich.


A Sarah Palmer va il mio Premio My Bloody Mary Brings All the Boys to My Yard and They're Like It's Better Than Yours, rafforzato da Alessandra che le assegna il Premio Organic Bloody Mary 100% Pure Sangue Umano. Ribadisco che questa donna fa una paura fotonica, per non dire fo**uta.


Un paio di premi speciali vengono assegnati da Alessandra al sempre pregiato Gordon, nella fattispecie ben TRE, ammisci! Il primo è il Premio WTF in virtù della telefonata tra lui e Lucy, il secondo è un giusto Premio Marpione (sempre circondato di belle donne il nostro, persino nei sogni!) e il terzo viene condiviso con Dale Cooper ed è il Premio Juvenalia per il meraviglioso flashback che li vedeva giovani e fiQui.


Last but not least David Bowie, a cui l'episodio è stato dedicato. Il Duca Bianco torna nei panni di Philip Jeffries in un favoloso flashback e mi unisco ad Alessandra nell'assegnargli il Premio Starman, con tutto l'aMMore di cui siamo capaci.


Passiamo ai personaggi nuovi!! L'abbiamo aspettata per quindici settimane e Monicona nostra è arrivata, con tutta la sua bravura attoriale! Talmente di alta qualità, in effetti, che io ho deciso di assegnarle il Premio Bracchetto Umbro per rimembrare le belle recensioni di Stefano Disegni, Alessandra invece omaggia Boris con un Premio Corinna Negri. Il risultato è lo stesso, direi!


Non andiamo troppo nello specifico per non fare spoiler ma Diane si becca il Premio Mononmelaspettavoveramente! e quello Che Fine Ha Fatto Baby Jane(y-E)? di Alessandra. Diane è sempre fonte di colpi di scena assurdi!


All'inglesotto Freddie, autore di uno spiegone devastante ai danni del già sfigato James Hurley va il mio Premio Ho i Pugni Nelle Mani mentre Alessandra lo nomina come novello Iron Fist. Bah, in effetti è meglio di quello titolare! E con questo ci salutiamo, alla settimana prossima!!




venerdì 18 agosto 2017

La Torre Nera (2017)

Nonostante le critiche negative pensavate mica che avrei rinunciato a vedere La Torre Nera (The Dark Tower), diretto dal regista Nikolaj Arcel e tratto dall'omonimo ciclo di romanzi di Stephen King? Mai. Sapete che amo farmi male fino in fondo...


Trama: un ragazzino newyorkese di nome Jake Chambers ha continui incubi su un uomo in nero, su una torre che crolla e su un pistolero. Trovatosi in pericolo di vita, il ragazzo scopre che i suoi incubi sono reali e che l'intero mondo rischierebbe di venire distrutto se la Torre dovesse crollare...


Può un'opera composta da sette volumi, uno spin-off e rimandi riscontrabili all'interno di mille altri romanzi venire ridotta a un fantasy per ragazzini da un'ora e quaranta minuti? Beh, tenuto conto che Peter Jackson è riuscito a gonfiare Lo Hobbit spalmandolo in tre film da due ore l'uno si potrebbe anche pensare che un'eventualità simile non sarebbe neppure da prendere in considerazione, invece a Hollywood ci sono riusciti e a rimetterci, come sempre, è stata un'opera di Stephen King. Anzi, non proprio una sua creatura a caso, bensì quella a cui il Re si è consacrato più di tutte, raggiungendo talvolta risultati opinabili (soprattutto negli ultimi due libri) ma, in generale, creando un universo pieno di idee e personaggi interessanti, da seguire con l'entusiasmo riservato alle più grandi saghe epiche. D'altronde, parliamo di sette romanzi ispirati da una poesia di Robert Browning, un delirio che mescola metanarrativa, personaggi di altri romanzi kinghiani, riferimenti a cinema e letteratura horror, fantasy e western, qualcosa che virtualmente potrebbe accontentare i gusti di tutti. Sbagliare così clamorosamente impostazione, atmosfere e caratterizzazioni dell'intera operazione era maledettamente difficile, persino lavorando di lima come matti (d'altronde, il primo libro era molto breve e conteneva i personaggi mostrati nel film quindi non era impossibile basarsi su quello e stop), eppure ci sono riusciti anche questa volta, signori miei. E pensare che all'inizio l'intera rete è insorta per la scelta di un attore di colore come Idris Elba, chiamato ad interpretare un personaggio che lo stesso King descrive nei libri come assai somigliante a Clint Eastwood (un neCro nei panni di un bianGo, Signora mia!!). Quando vi dico che Idris Elba è il male minore e che, se il personaggio di Roland Deschain non fosse stato scritto sul retro della lista della spesa degli sceneggiatori, il buon Idris sarebbe stato perfetto, vi prego di credermi, grazie-sai, come direbbero nei libri, perché La Torre Nera è un pasticciaccio brutto realizzato da gente che ha dimenticato non solo il volto dei propri padri, ma pure quello dell'intera loro famiglia. E' un pasticciaccio brutto realizzato da gente paracula, il che è anche peggio, e ora vi spiego il perché.


Caro sceneggiatore, regista e scenografo, che tu scelga di dare il contentino al fan medio di Stephen King piazzando riferimenti casuali e non necessari a It, 1408, Shining, Cujo, Christine - La macchina infernale, Le ali della libertà e Le notti di Salem è già una presa in giro bella e buona ma che tu decida di metterci il carico da undici e aggiungere mille altre citazioni da La Torre Nera senza contestualizzarle o renderle in qualche modo funzionali alla trama, mi fa venire semplicemente voglia di tirarti un colpo di pistola in testa. Non mi servono la Tet Corporation, la Sombra, la Rosa, l'inno al Re Rosso e la vista del Pompelmo di Maerlyn e della Tredici Nera o la battuta scema sul bimbolo Oy per mettermi a sbavare come una cretina e perdonare il fatto che la risoluzione finale della pellicola sia stata presa pari pari dall'episodio Carambola vincente di Lupin III, manco l'Uomo in Nero e la Torre fossero degli elementi accessori, ma stiamo scherzando? Questo è il modo in cui Hollywood è arrivata a considerare i cosiddetti fanZ che dimostrano tanto cervello quanto un Frangitore dopo che è stato prosciugato, gli stessi che vorrebbero l'"orgia" nell'It di Muschietti, tanto per intenderci, e se il futuro degli adattamenti Kinghiani dev'essere un mettersi a 90 per accontentare i "comic book guys" simpsoniani della rete preferisco che non esca più neppure una pellicola tratta da un libro di King. Ciò che non perdono a questa versione de La Torre Nera non è tanto la realizzazione, ché al netto del solito montaggio del menga (atto a guadagnargli un PG-13 in patria per cui il pistolero spara a la qualunque ma non esce una goccia di sangue e i bersagli si limitano semplicemente a volare via) la reimmaginazione del Medio-Mondo è carina e anche gli effetti speciali non sono male, ma proprio la faciloneria con cui una saga epica popolata da personaggi interessanti e complessi sia diventata un BRUTTO fantasy per ragazzini. SPOILER: l'uomo in nero uccide la madre di Jake e quest'ultimo, alla fine di un'esperienza dolorosa e traumatica, va a mangiarsi un hot dog con Roland per poi seguirlo col sorriso sulle labbra nel Medio - Mondo. Cioè, un ragazzino ha appena perso una madre alla quale era molto legato, spende giusto due lacrime ma dimentica tutto per seguire un tizio mai conosciuto e dotato della gamma emotiva di un comodino. E peraltro a fare che, di grazia, visto che è bastato un colpo di pistola per uccidere Walter O'Dim, distruggere l'intero luogo dove venivano sfruttati i Frangitori e magari anche fermare il decadimento di un mondo che "è andato avanti"? Sette libri col finale sospeso? Stephen King, sei proprio scemo, bastava UN COLPO DI PISTOLA. FINE SPOILER


Lo stesso affascinante Walter O' Dim, alias Marten Broadcloak, alias Randall Flagg, alias Matthew McCoso gode giusto del rinnovato fascino ambiguo dell'attore ma si ferma lì. Altro che "L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì", a me è sembrato più un ritorno del Gabriel de L'ultima profezia, con Christopher Walken in guisa di angelo nero che uccideva le persone intimando loro di stare zitte, al quale è stato aggiunto sul finale un tocco di Doctor Strange per creare un ultimo confronto ai limiti dell'imbarazzante, dove il povero Walter O' Dim è ridotto a muoversi come il Mago Otelma e imporre le mani sul pistolero. Altra scelta sbagliatissima è stata quella di raccontare la vicenda dal punto di vista di Jake, ragazzino Gary Stu al quale mancava solo di saper volare o di avere sangue di Super Sayan per essere semplicemente perfetto, come Milla Jovovich ne Il quinto elemento: è talmente bellino, simpatico, intraprendente, "dotato del Tocco", potente, intelligente e potenzialmente abile con le pistole lui che il Pistolero semplicemente scompare, ridotto ad una figura vendicativa ma comunque in grado di portare quel minimo di sollievo comico necessario a un film per ragazzi. Ah, e una figura paterna, ovviamente. Ché nella saga ci vogliono sei libri per far sì che Jake arrivi a considerare Roland un padre (partendo da una famiglia che non ha alcun interesse per lui, sia ben chiaro) e venga ricambiato dal "brutto muso" ma qui manca soltanto che il Pistolero si travesta da Babbo Natale e gli porti i regali dopo un paio d'ore. Insomma, per chi ha letto la saga de La Torre Nera il film di Nikolaj Arcel si riconferma l'ennesima porcata tratta da un'opera di King, realizzata da gente che o non l'ha letta o l'ha fatto ma ha pensato "cazzumene". Per i "vergini" come il Bolluomo risulterà semplicemente uno dei tanti, dimenticabili fantasy che non fanno nemmeno venire voglia allo spettatore di recuperare la fonte originale. Altro che ka-tet del diciannove, qui ormai i servi del Re Rosso imperano!!


Di Matthew McConaughey (Walter O' Dim), Idris Elba (Roland Deschain), Dennis Haysbert (Steven), Jackie Earl Haley (Sayre) e Fran Kranz (Pimli) ho già parlato ai rispettivi link.

Nikolaj Arcel è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Danese, ha diretto film come A Royal Affair. Anche attore e produttore, ha 45 anni.


Abbey Lee interpreta Tirana. Australiana, la ricordo per film come Mad Max: Fury Road e The Neon Demon. Ha 30 anni e quattro film in uscita.


José Zúñiga interpreta il Dr. Hotchkiss. Nato in Honduras, lo ricordo per film come Alive - Sopravvissuti, Striptease, Con Air, The Hunted - La preda, Constantine e Twilight, inoltre ha partecipato a serie quali Innamorati pazzi, ER - Medici in prima linea, Alias, Bones, 24, Dexter, Prison Break, Numb3rs, The OC, CSI: Miami, Grey's Anatomy, Medium, Nip/Tuck, CSI - Scena del crimine, Ghost Whisperer, Dr. House, Desperate Housewives, 666 Park Avenue, Criminal Minds, Dal tramonto all'alba - La serie, Agents of SHIELD e American Crime Story. Ha 52 anni e due film in uscita.


Nei panni di Lucas Hanson, il bulletto che cerca di rubare l'album da disegno a Jake nella scuola, c'è un giovane attore che tornerà nell'universo Kinghiano come Harry Bowers nell'imminente It, ovvero l'attore Nicholas Hamilton, già apparso nel bellissimo Captain Fantastic. Giusto per fare infoiare ancor più i detrattori di Idris Elba, nella rosa di interpreti papabili per il ruolo di Roland c'erano Viggo Mortensen, Mads Mikkelsen, Daniel Craig, Javier Bardem e Christian Bale. Qualche cambiamento c'è stato anche a livello di regia: il film avrebbe dovuto inizialmente essere diretto da J.J. Abrams, poi da Ron Howard (rimasto in veste di produttore) e infine è arrivato a Nikolaj Arcel, che in teoria dovrebbe occuparsi anche dell'eventuale serie tratta dal film in uscita l'anno prossimo e scritta come prequel de La Torre Nera (prepariamoci quindi a vedere vilipesi personaggi come Susan Delgado, Cuthbert e Alain, per non parlare di Rhea del Coos...). Personalmente non tratterrò il fiato per vedere cosa ne uscirà fuori ma se a voi La Torre Nera fosse piaciuto vi consiglio il recupero dell'intera saga cartacea (così poi magari ne riparliamo). ENJOY!



giovedì 17 agosto 2017

Bolla's Top 5: Marvel on Netflix

Esce domani in tutto il mondo la serie The Defenders, crossover tra i personaggi Marvel presentati nel corso di due intensi anni da Netflix, ovvero Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist. Per festeggiare la ricorrenza, ecco la classifica assolutamente personale delle quattro serie (con Daredevil alla seconda stagione) che hanno preceduto The Defenders, a partire da quella che mi è piaciuta di meno. La rubrica WE, Bolla!, per inciso, tornerà la settimana prossima che in ferie non riesco a starle dietro. ENJOY!


5. Iron Fist
Due marroni totali. Serie palesemente realizzata per essere un riempitivo nell'attesa di The Defenders, soffre una sceneggiatura poco coinvolgente, un protagonista minchia nonché mollo come la panissa, una storia d'amore pretestuosissima e un'assenza pressoché totale di ritmo. Nonostante finisca proprio quando stava per diventare interessante, i presupposti per un'eventuale seconda stagione sono stati gettati col cu*o (perché Joy dovrebbe essere arrivata a odiare Danny al punto da farsi convincere a ucciderlo??), inoltre agli sceneggiatori va il merito di aver trasformato Claire da gradevole fil rouge delle quattro serie a prezzemola con velleità da supereroina (persino Madame Gao, sempre formidabile, a un certo punto le dice "Ma tu, in soldoni, perché ti impicci in tutto ciò che riguarda i "super"? Ti manca forse qualcosa?"). Delle scene d'azione non parlo, l'unica capace di rapire lo sguardo dello spettatore è Coleen Wing con la sua katana, ché Iron Fist (un Finn Jones da prendere a ceffoni dal mattino alla sera) è maffo persino quando combatte. Insomma, diludendo. Solo l'American Psycho Ward mi ha dato delle gioie.


4. Daredevil - Seconda stagione
Dopo le aspettative risvegliate dalla prima stagione, la seconda si è rivelata, forse inevitabilmente, un prodotto di gran lunga inferiore, con una prima parte incentrata su The Punisher esaltante come non mai e un prefinale iperniato su Elektra che... beh, basti dire che appena l'ho vista nei teaser di The Defenders mi sono caduti i marroni. A risentire dell'"effetto Punisher" è soprattutto Daredevil, che come personaggio risulta molto più pittima rispetto agli esordi (e che due palle ci ha fatto la love story con l'altra prezzemola Karen, passata da segretaria a giornalista in carriera "perché sì") e non regge il confronto con un Jon Bernthal in stato di grazia, altro che scéim. Se ci sarà una terza serie vorrei più Foggy e Fisk per tutti, grazie, ché l'avvocato ciccionetto è uno dei personaggi meglio scritti di sempre e fortunatamente dovrebbe comparire anche in The Defenders.


3. Luke Cage
Ero indecisa se metterlo al quarto posto invece della seconda stagione di Daredevil ma la verità è che probabilmente sono io a non aver capito molto Luke Cage, o meglio, a non averne apprezzato le atmosfere. Girato come un blaxploitation anni '70, con tutti i cliché stilistici del genere, soprattutto nella prima parte, in realtà è la serie Marvel Netflix con più personalità. Ripensandoci a mente fredda, la parte dedicata a Cottonmouth è geniale e ha delle musiche splendide, quella in cui subentra Diamondback è molto più trash e contribuisce a far calare di qualità la serie, che non trae giovamento neppure dall'attore protagonista, Mike Colter: ottimo torello in Jessica Jones, quel gran pezzo di figliolo non è proprio adatto a reggere una serie interamente sulle sue spalle, peccato. Molto meglio i "cugini merda" Alfre Woodard e Mahershala Ali, e tanta roba anche la bella Simone Missick, una Misty Knight a dir poco perfetta.


2. Daredevil - Prima stagione
aMMore a prima vista. Sarà perché Daredevil è stato il capostipite, sarà perché effettivamente attori, sceneggiatura, regia, costumi, l'intero concetto di una Marvel adultalontana dalle baracconate di Avengers e affini aveva (e ha tuttora) il suo perché, sta di fatto che non avrei mai voluto staccare gli occhi dal televisore e maledicevo l'idea stessa di dover abbandonare Hell's Kitchen per andare a lavorare (le serie TV riesco a vederle solo al mattino, giusto per darvi un'idea di quanto poco tempo abbia da dedicare alle mie passioni, sigh!). Buona parte del merito per questo aMMore fuori scala va ovviamente all'immenso Vincent D'Onofrio, un villain fuori da ogni schema, grandioso, terrificante, persino tenero a volte, comunque capace di fare un'enorme presa sul pubblico. Kingpin, quando tornerai a rallegrarmi le giornate?


1. Jessica Jones
#ciaone. Se Daredevil mi aveva avvinta alla poltrona, per Jessica Jones la disperazione di abbandonare la visione quotidiana aveva toccato apici di livello Buffy. Come si fa a non adorare Krysten Ritter, il suo scazzo, la sua oscurità, la sua badassitudine unita alla tremenda ed umanissima fragilità del personaggio che interpreta? Come si può non amare quel faccia da pirla di David Tennant, col suo GIESSECAAH! che, invece di risultare ridicolo, mi ha messo i brividi per tutte le puntate? Killgrave è l'unico villain ad avermi fatto davvero temere che Jessica non ce la facesse a causa del suo terribile potere e se la serie non si fosse un po' persa, a un certo punto, con la sottotrama del poliziotto psicopatico, avrebbe raggiunto davvero vette di eccellenza assoluta, soprattutto grazie al coraggio con cui ha toccato temi tosti come l'abuso sulle donne. Oh, ma chi non ha difetti? Vai, Jessicona: nei Defenders ti comando di far pentire a Matt di essere cieco, di sputare in un occhio a Cage per le pessime scelte in fatto di donne, soprattuttamente di prendere a calci quella mezza pippa di Danny Rand. E magari scappare con Foggy, perché no? Tanto rimani sempre la mia preferita!



mercoledì 16 agosto 2017

Annabelle: Creation (2017)

Nonostante la chiusura estiva del multisala non potevo certo perdere Annabelle: Creation, diretto dal regista David F. Sandberg. Come sarà andato l'ennesimo appuntamento con la pupazza più bastarda del cinema horror recente? (Male. Malissimo.)


Trama: anni dopo la morte della figlioletta, un fabbricante di bambole e la moglie ospitano in casa un gruppo di orfane e la suora loro tutrice. Inizialmente felici davanti a tanta fortuna, le ragazzine e la suora scopriranno che avrebbero fatto meglio a rimanere senza un tetto sulla testa...


Come si fa a scrivere un post su un film che non ho visto? Io ricordo benissimo che il primo Annabelle non era nulla di che sia per quel che riguarda la regia che la trama eppure mi aveva spaventata parecchio; nel caso di Annabelle: Creation, però, parliamo di vero terrore, di un'ora e 49 minuti di tensione costante, di maschi che urlavano in sala come Solange dopo una manicure sbagliata, di bestemmie volanti, di un sollievo devastante alla comparsa della scritta "fine primo tempo", della sensazione di avere corso i 100 metri piuttosto che essere rimasta seduta in poltrona al cinema. Davanti a un film durante il quale più volte ho ribadito al mio amico "non ce la faccio più, basta, andiamo via!" prima di mettermi a strillare incurante della natura pubblica di un cinema, come posso parlare con cognizione di causa della regia (che a me è sembrata valida, con movimenti di macchina strani e una cura del dettaglio molto piacevole ma considerate il fatto che esisteva il terribile "filtro mano" quindi la particolarità percepita poteva anche semplicemente derivare dal modo contorto in cui stavo seduta in poltrona...), degli effetti speciali o degli interpreti? Annabelle: Creation è sicuramente derivativo, stiamo pur sempre parlando del quarto capitolo di una franchise, però non è stupidello come Annabelle, che a tratti sembrava la versione poveraccia di Rosemary's Baby, bensì è permeato di una cattiveria tale da far tremare i polsi persino a Ouija: L'origine del male. Benché, infatti, il bodycount finale sia esiguo, la sceneggiatura di Gary Dauberman (il quale ha evidentemente imparato dagli errori di Annabelle) non ha un solo momento morto e sfrutta ogni topos legato a bambole assassine, possessioni demoniache, case infestate, patti col demonio e malvagio pupazzame assortito per far letteralmente ca*are in mano lo spettatore, agendo in sinergia con un regista particolarmente amante del buio e di ciò che in esso si nasconde.


Tolta infatti la cattivissima faccia da ca**o di Annabelle (che vorrei capire quale bambina sana di mente vorrebbe averla in casa o anche solo sfiorarla e 'sto cretino di fabbricante ne avrebbe costruite ben CENTO, mica una, Cristo!) quello che fa più paura è ciò che non viene mostrato: corridoi bui, palline che vengono scagliate nell'oscurità, pozzi profondi, angoli morti dove potrebbe nascondersi la qualunque, lampadine che si svitano o esplodono lasciando la vittima inerme a pregare tutte le inutili divinità del creato, stanze enormi dove qualcosa si muove appena oltre la messa a fuoco della cinepresa, specchi che mostrano ombre inquietanti, sono tutti elementi visivi che annichiliscono lo spettatore rendendolo incapace di prevedere il jump scare perché, di fatto, Annabelle: Creation è uno jump scare continuo. Come ho detto, non c'è un attimo di tregua e persino il finale, che si collega direttamente ad Annabelle, è un'ultima zampata di cagarella sicura. Diretta conseguenza di questa scelta di "non mostrare" è l'aria molto artigianale di Annabelle: Creation, che si appoggia a pochi effetti speciali di ottima fattura, incentrati soprattutto sulla figura del demone nascosto all'interno della bambolaccia, e a delle scenografie molto belle ed evocative, zeppe di croci più o meno rovesciate ed elementi horror nascosti qua e là. Detto questo, io avevo già subodorato la morte per attacco cardiaco dopo aver visto la faccetta inquietante della piccola Lulu Wilson, nuova reginetta dell'horror che già aveva dato molte soddisfazioni in Ouija: L'origine del male, ma diciamo che anche tutti gli altri attori (a parte le due mocciose anonime messe giusto per far numero) hanno il loro perché e non sembrano dei pezzi di carne da macello che aspettano solo l'arrivo di Annabelle a farli morire d'ansia. Poi, per carità, può anche darsi che mi sia inventata tutto e che Annabelle: Creation sia un film orribile e per nulla pauroso: tanto, chi l'ha visto?


Del regista David F. Sandberg ho già parlato QUI. Miranda Otto (Esther Mullins) e Anthony LaPaglia (Samuel Mullins) li trovate invece ai rispettivi link.

Stephanie Sigman interpreta Sorella Charlotte. Messicana, ha partecipato a film come il bellissimo Miss Bala, Spectre, Once Upon A Time in Venice e alla serie Narcos. Ha 30 anni.


Nella foto delle suore in Romania, quella che Sorella Charlotte fa vedere al Sig. Mullins, si intravede una suora in penombra: quella suora non è altro che l'entità malvagia di cui parlerà The Nun, girato proprio in Romania ed ennesimo spin-off della saga iniziata con L'evocazione e continuata con The Conjuring - Il caso Enfield, dove la suora compare per la prima volta; The Nun dovrebbe uscire l'anno prossimo mentre The Conjuring 3 al momento è in fase di sceneggiatura e ci sono voci persino sulla realizzazione di un film relativo all'Uomo Storto del secondo The Conjuring. Inutile dire che converrebbe recuperaste tutta la franchise e ovviamente Annabelle se questo Annabelle: Creation vi fosse piaciuto. ENJOY!



domenica 13 agosto 2017

Il Bollodromo #37 - Le pagelle di Twin Peaks - Episodio 3x13

Lunedì, giorno di pagelle!! Dopo gli improperi della settimana scorsa, Lynch ha deciso di viziarci: non solo Audrey, nell'episodio 13 è comparsa una vecchia, amatissima faccia che non vedevamo da anni e persino una canzone... QUELLA canzone! Venite con me e Alessandra di Director's Cult a scoprire cosa ci ha riservato stavolta il Maestro... HELLO-OOOOO!!

Cominciamo con una coppia assai improbabile. Il mio Premio Stranamore va a Nadine e l'ex Dottor Jacobi, che ottengono da Alessandra anche il Premio L'Amore è una Figata se Spali la Merda Con la Pala Dorata. Love is in the air, guys!!


Per un'amore che sboccia, un altro sembra essersi affievolito negli anni. Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così, il redivivo Big Ed si becca il Premio Mainaggioia; nello specifico, Alessandra gli assegna il Premio Occhio Spento e Viso di Cemento, Lei è il Mio Piccione e Io il Suo Monumento, laddove LEI è ovviamente quella gran gnocca di Norma, che ottiene anche il Premio Working Girl di Alessandra.
Voto Ned: 6.


Nel tredicesimo episodio è tornato anche James Hurley con QUELLA canzone, quella lagna inascoltabile che cantava un tempo assieme a Donna e Maddie e che tuttavia riascoltata 25 anni dopo porta alle lacrime compulsive. In vesti di giurate, io e Alessandra gli assegnamo rispettivamente il Premio X-Factor e quello Farinelli.


L'esageratissima, ennesima botta di bronzer spalata in faccia a Kyle MacLachlan nei panni di Bad Coop porta Alessandra a dargli un altro premio, il Carlo Conti Award. Ormai i premi portati a casa dall'attore più amato della serie non si contano più!


Passiamo ai personaggi nuovi! Giustamente, Alessandra ha scelto di conferire il Premio Gold Digger a Janey-E. No, Ale, non sei stata cattiva, gli sguardi di questa donna sono eloquenti!!


Il mio Premio Tra Jason e Predator Bad Cooper Gode va al povero Derek Mears costretto a perdere una gara di braccio di ferro decisamente impari, cosa che ha portato Alessandra a conferirgli il Premio Ti Spiezzo in Due. Che figuraccia, Derek!


Dopo mille settimane, assegnamo anche degli award a Tom Sizemore, comparso praticamente in tutte le puntate ma mai considerato. A lui va il mio Premio Janosh Spalmato di Melma Rosa mentre Alessandra lo abbatte con un Premio 'Anfamone. In effetti...


La canzonetta ammorbante di James Hurley ha fatto una vittima e non si tratta solo di me stesa sul divano a singhiozzare: il Premio Piango Manco Fossi a un Concerto di GiGGi D'Alessio va a Jessica Zohr. Alessandra aggiunge "Non sto piangendo, è che mi è entrata una bruschetta nell'occhio!!"


E il nostro idolo indiscusso come sta? Scopriamolo col...


Questa settimana per me vince il trenino assieme ai mafiosi e alle bimbo bionde, con musichetta esilarante in sottofondo, mentre Alessandra ha adorato il momento in cui Dougie sbatte contro la porta a mo' di Chiara Ferragni. David, lascia che l'agente Cooper rimanga rincoglionito per sempre, fallo per noi!!!


venerdì 11 agosto 2017

Sharknado 5: Global Swarming (2017)

Come ogni anno è arrivato lo scotto da pagare: Sharknado 5: Global Swarming, diretto dal regista Anthony C. Ferrante, è uscito negli USA il 6 agosto con un battage pubblicitario da fare invidia a Dunkirk... e potevo quindi forse non guardarlo?? Leggete tranquilli, NON CI SONO SPOILER!


Trama: dopo aver trafugato un antico manufatto da Stonehenge, Fin e Nova scatenano sharknado in tutto il mondo...


Quando dico che non mi fido molto delle iperboli e dei giudizi definitivi, lo dico con cognizione di causa: a 15 minuti dall'inizio e fino a tre dalla fine, il quinto capitolo della saga creata dalla Asylum per me era "già il peggior Sharknado di sempre". Il che è vero, per carità, perché se dovessi fare un elenco di tutte le cose sbagliate di Global Swarming (dove per sbagliate intendo ANCORA PIU' rispetto agli altri episodi, salvo forse quell'orrore del secondo) scriverei un post fiume... il problema è che davanti ad un finale sborone, trash, sfacciato, terrificante, epico e commovente come quello concertato dagli sceneggiatori sono stata costretta a timbrare già il cartellino per l'appuntamento dell'anno prossimo e vergognarmi pubblicamente di aver anche solo PENSATO che la saga di Sharknado fosse finita. Ma non pensiamo al futuro, guardiamo al presente. Avevamo lasciato Fin e famiglia (il cui numero di membri varia a seconda dei mesi, credo) felici, contenti e lontani dagli squali ma ovviamente con la famiglia Shepard la tranquillità non può durare: pargolo alla mano, il nostro eroe e la iron woman April volano in Inghilterra per, credo, aiutare gli 007 inglesi a creare una task force anti Sharknado e lì Fin viene contattato da Nova per rinvenire un manufatto strettamente collegato con i tornado squaluti. Da lì, il delirio, tra Shark God, booby traps, teletrasporto e soprattutto il Global Swarming del titolo, che arriva a toccare una decina di diverse capitali mondiali, con tutti gli stereotipi del caso e con la solita, infinita ridda di citazioni, che quest'anno passano sfacciatamente da Indiana Jones (con intere scene e dialoghi presi di peso da I predatori dell'arca perduta) a 007 fino ad arrivare a... no, non ve lo dico, l'omaggio finale è talmente commovente che posso solo lasciarvi il gusto di scoprirlo. Oddio, sto però mettendo troppo affetto in questo post e giustamente voi vorrete leggere il solito elenco di insulti perché, mi preme sottolinearlo ancora una volta, nonostante la sboronaggine Sharknado 5 non è disgustosamente bello come il capitolo che lo ha preceduto, bensì brutto forte come il secondo, nonché zeppo di guest star a me totalmente sconosciute: ad interpretare la regina, per esempio, c'è un puchiaccone rifatto di nome Charo, che a rigor di logica dovrebbe essere la Raffaella Carrà americana. Agghiacciante su più livelli, ma di alcune delle altre mille guest star parlerò nel solito trafiletto a fine post.


La regia, solo per iniziare con qualcosa di semplice, è tornata a livelli imbarazzanti (non che li abbia mai abbandonati ma...) e non avete idea di quanti primi piani vengano sprecati sulle facce inespressive di Ian Ziering e Tara Reid. Soffermiamoci un attimo su quest'ultima, prima di cominciare a parlare di effetti speciali (LOL), sebbene persino Ian Ziering, protagonista di una delle scene "strappalacrime" più esilaranti di sempre, meriterebbe altro che un Razzie Award. Tralasciando la mise inguardabile sintetizzata in ciocche di capelli fucsia, lilla e bionde combinata ad un corpetto striminzito e uno di quei pellicciotti fucsia in pelo di Uan che vendevano da H&M, sono proprio i primi piani e, mai come quest'anno, le urla della Reid (a un certo punto persino in versione Super Sayan) ad offendere occhi e orecchie dello spettatore, anche il più ben disposto: definirla cagna maledetta è un'offesa alle povere cagne maledette, aggiungo solo che nei momenti topici la fanciulla è indecisa tra una resting bitch face, l'espressione di chi sta per vomitare e quella di chi ha dimenticato gli occhiali da sole quando l'astro celeste picchia secco contro il parabrezza dell'auto. Gli effetti speciali sono ai livelli degli anni precedenti, con gli squali che cambiano dimensione a seconda che debbano colpire o venire colpiti dal personaggio (alcuni spiaccicano le vittime al suolo, altri arrivano ad un metro dal protagonista prima di rimpicciolirsi così da venire colpiti e uccisi con un pugno, persino dal figlio di Fin) ma quest'anno hanno deciso di superarsi creando il cosiddetto Blob of Sharks, praticamente la versione radioattiva del banco di pescetti che aiutavano Dory e Marlin a cercare Nemo combinandosi in varie forme e, dovendo ambientare delle scene a Tokyo, non poteva mancare lo Sharkzilla (o Pokémon Go, se per questo) e neppure lo SHARKSAFARINADO. Don't Ask. Avrei ben due pagine di appunti con le quali corredare questo post ma avevo promesso niente spoiler quindi le terrò per me, nonostante siano esilaranti. L'unica cosa che mi sento di aggiungere è un plauso a chi ha creato i titoli di testa a cartoni animati, con Lilli e il Vagabondo versione squalo e alcune sequenze realizzate in stile anime, un coppino a chi ha deciso di ricreare il video di Lord of the Board con gli Offspring in sottofondo manco fossimo negli anni '90 e uno sputo ai "dialoghisti": roba come "London Bridge is Falling Down", "Same Shark Different Day", "We'll Make The World Great Again", "Che cavolo! Mamma mia!" messo in bocca a degli italiani e soprattutto "Forgive Me Father For I Am Fin (detto al PAPA. Al Papa, santo Cielo!!! E non vi dico chi è il Papa...)" non si può sentire. E poi, soprattuttamente, MANCA DAVID HASSELHOFF, cosa molto MALE, nonostante la guest star finale che... no, di questo non posso proprio parlare! All'anno prossimo, squaletti!


Del regista Anthony C. Ferrante ho già parlato QUI. Ian Ziering (Fin Shepard), Tara Reid (April Shepard) e Dan Fogler (Se stesso) li trovate invece ai rispettivi link.

David Naughton interpreta l'ambasciatore Kesler. Americano, lo ricordo per film come Un lupo mannaro americano a Londra e I gusti del terrore, inoltre ha partecipato a serie come Love Boat, La signora in giallo, Ai confini della realtà, MacGyver, Melrose Place, E.R Medici in prima linea, Grey's Anatomy e American Horror Story. Ha 67 anni e quattro film in uscita.


Ora, parliamo un po' di guest star e qui OCCHIO AGLI SPOILER. Oltre a gente a me ben poco conosciuta come il cantante dei Poison Bret Michaels e lo skater Tony Hawk nei panni di loro stessi, c'è l'ex comico del Saturday Night Live Chris Kattan nel ruolo di primo ministro inglese, la trekkie Nichelle Nichols in quello del Segretario Generale Starr, l'attore di Z Nation Russell Hodgkinson in quello di Steven Beck (che è poi lo stesso personaggio del telefilm), il presentatore Geraldo Rivera in quello del Dr. Angels, la campionessa olimpica di pattinaggio artistico Sasha Cohen, Olivia Newton-John assieme alla figlia Chloe Lattanzi, entrambe nei panni delle due dottoresse che rimontano April, il wrestler un tempo conosciuto come Johnny Nitro nel ruolo di Rodolfo, il modello Fabio in quello del Papa (Gesù...) e soprattutto lui... Dolph Lundgren nel ruolo più inaspettato di sempre, che ovviamente non spoilero in caso non abbiate tenuto conto dell'avvertenza di cui sopra. Aggiungo solo che il film è dedicato alla memoria di John Heard, comparso come guest star nel primo Sharknado e, nell'attesa che esca il sesto capitolo l'anno prossimo, vi comando di rinfrescarvi la memoria guardando i primi cinque episodi della saga più trash di sempre. ENJOY!

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