venerdì 23 giugno 2017

Una doppia verità (2016)

Vai a sapere perché, al cinema ero rimasta intrigata dal trailer di Una doppia verità (The Whole Truth), diretto nel 2016 dalla regista Courtney Hunt. Sono così corsa a vederlo e il risultato è stato MEH a tal punto che non scriverò più di un paragrafo (tanto è estate, chi ha voglia di leggere recensioni?).


Trama: il giovane Mike viene accusato di avere ucciso il padre violento e l'avvocato di famiglia si assume l'incarico di difenderlo durante il processo per omicidio.


I cosiddetti courtroom movie possono essere una brutta bestia. Interamente ambientati, come da definizione, all'interno di un tribunale, quello che si richiede loro è di intrattenere lo spettatore, coinvolgerlo nel caso che viene messo in scena, spingerlo a parteggiare per gli avvocati protagonisti, instillare il dubbio riguardo la presunta innocenza o colpevolezza dell'imputato, in pratica deve fare venire voglia di seguire un processo. Una doppia verità ci riesce, duole dirlo, solo per i primi cinque minuti. E' infatti PALESE che Mike, accusato di omicidio, non abbia ucciso il padre manesco e stronzo, il problema è che sono passati anni da L'avvocato del diavolo e Keanu Reeves come avvocato è oggi mollo come la panissa. Come si evince dal trailer, tutti mentono all'interno di Una doppia verità, e la monocorde voce narrante del vecchio Keanu vorrebbe prendere per mano lo spettatore e fargli da guida tra testimoni bugiardi, inutili assistenti accusate di essere delle folli stalker (il personaggio di Gugu Mbatha-Raw probabilmente vince il Premio Inutilità 2017) e accusati che si rifiutano giustamente di parlare, mentre dei flashback dal passato ci mostrano come Boone, interpretato da un Jim Belushi sempre più vicino a diventare l'erede della bonanima di James Gandolfini, fosse un uomo di merda meritevole di venire ucciso; il risultato è una noia mortale, appiattita da una regia che non sa di nulla ed enfatizzata dalla visione di una Renée Zellweger tirata ed inguardabile come non mai. Per carità, tanto di cappello al twist finale, con tirata d'orecchi agli spoilerosi titolisti italiani capaci di vanificare un trailer fatto bene, però si riesce ad arrivare fino in fondo giusto grazie al metraggio corto della pellicola, ché se avessero girato uno dei soliti mattoni da due ore e fischia non so neppure se sarei rimasta sveglia per capire, alla fine, chi avesse ficcato il coltello in petto a Boone. Il Bolluomo, appassionato di casi giudiziari, ha decretato migliore una puntata di Un giorno in pretura, e sì che avevo scelto questo film apposta per lui! Meglio indirizzarlo verso American Crime Story!


Di Keanu Reeves (Ramsey), Gugu Mbatha - Raw (Janelle), Jim Belushi (Boone) e Sean Bridgers (Arthur Westin) ho parlato ai rispettivi link.

Courtney Hunt è la regista della pellicola. Americana, è al suo secondo lungometraggio, il primo è stato Frozen River - Fiume di ghiaccio. Anche sceneggiatrice, ha 53 anni.


Renée Zellweger interpreta Loretta. Americana, la ricordo per film come Giovani, carini e disoccupati, Love e una .45, Non aprite quella porta IV, Jerry Maguire, Betty Love, Io, me & Irene, Il diario di Bridget Jones, Chicago, Ritorno a Cold Mountain (che le è valso l'Oscar come migliore attrice non protagonista), Che pasticcio, Bridget Jones! e Bridget Jones's Baby; come doppiatrice, ha lavorato in Shark Tale e Mostri contro alieni. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 48 anni e due film in uscita.


Gabriel Basso, che interpreta Mike, era uno dei ragazzini di Super 8. L'attore Daniel Craig avrebbe dovuto interpretare Ramsey ma si è tirato indietro quattro giorni prima dell'inizio delle riprese mentre Lupita Nyong'o si è fatta soffiare il ruolo di Janelle da Gugu Mbatha-Raw. Se vi piace questo genere di film provate a guardare Schegge di paura, Sotto accusa, Philadelphia, Codice d'onore e magari anche Mio cugino Vincenzo. ENJOY!

giovedì 22 giugno 2017

(Gio)WE, Bolla! del 22/6/2017

Buon giovedì a tutti! Che tristezza il periodo estivo per il cinema! Questa settimana, tra blockbuster stantii e saghe che si trascinano ormai alla frutta, c'è davvero poco da stare allegri... ENJOY!

Transformers - L'ultimo cavaliere
Reazione a caldo: Ma che sia proprio l'ultimo, eh!
Bolla, rifletti!: Fa talmente caldo che non ho nemmeno voglia di tirare fuori un commento decente per questa cretinata. Fareste meglio a leggere QUI ed evitare la sala come la peste.

Civiltà perduta
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Credevo fosse una specie di Indiana Jones per sfigati, invece scopro che è tratto dalla vera storia di un esploratore del XX secolo. Purtroppo, nonostante se ne parli molto bene, visti gli attori coinvolti e l'argomento trattato ho ben poca voglia di recuperarlo...

Al cinema d'élite spuntano drammi familiari...

Sieranevada
Reazione a caldo: Molto poco estivo.
Bolla, rifletti!: Lo so, sono una persona MALE. Sieranevada potrebbe anche piacermi, di solito amo i confronti attorno a un tavolo dove le famiglie sviscerano magagne con tagliente ironia ma con questo caldo non posso farcela. Attendo la frescura autunnale per un eventuale recupero!

mercoledì 21 giugno 2017

Wonder Woman (2017)

Ce l'ho fatta, diamine. Con TRE settimane di ritardo ho finalmente potuto guardare questo Wonder Woman diretto da Patty Jenkins, film che ha spaccato in due pubblico e critica. E quindi...?


Trama: quando una spia inglese riesce a penetrare nell'isola di Temyscira, la principessa delle amazzoni Diana viene a conoscenza della guerra che imperversa nel mondo umano e decide di andare a dare una mano, convinta così di poter sconfiggere il malvagio dio Ares...


Ultimamente mi risulta sempre più difficile esprimere delle preferenze assolute visto che i film cominciano ad assomigliarsi un po' tutti, soprattutto i cosiddetti "cinecomics". Tuttavia, se mi puntassero una pistola alla tempia, potrei dire che Wonder Woman è uno dei migliori film tratti da un fumetto che mi sia capitato di vedere, per quel che riguarda l'universo DC sicuramente il più bello dopo i Batman di Burton (mi spiace, sapete che quelli di Nolan li ho visti, più o meno apprezzati e dimenticati). Al di là dei meriti registici di quella gran donna di Patty Jenkins, sui quali non entro in merito in quanto ignorante e per i quali vi rimando a QUESTO pregevole articolo di Lucia, ho proprio apprezzato il personaggio di Wonder Woman in sé, il modo in cui è stato scritto e portato sul grande schermo. Ho letto in giro che la povera Diana è stata tacciata di essere un pessimo personaggio in quanto scema come un tacco e a me sinceramente viene da ridere; l'idea che nel 2017 sia stato offerto al pubblico un eroe fresco, ingenuo, testardo come un mulo, in pieno stile anni '40, mi ha invece fatta impazzire e spinta a fare un tifo spudorato per la potentissima amazzone. D'altronde, Diana di Temyscira è cresciuta in un'isola di sole donne, indottrinata da libri "antichi", tagliata fuori dagli eventi del mondo esterno e, nonostante un'educazione da guerriera, è stata tenuta nella bambagia da una madre iperprotettiva, quindi non ci si può aspettare che lo stesso personaggio dimostri in quattro e quattr'otto una mente da stratega e la malizia di una Vedova Nera. Diana è la versione femminile di Hulk: nel mondo esterno c'è la guerra? Troviamo il Dio della guerra, Ares, ammazziamolo e automaticamente il conflitto finirà, che problema c'è? Una signora piangente chiede aiuto? Al diavolo tutti i piani di infiltrazione segreta, devastiamo l'esercito nemico scagliandoci contro i tedeschi come un panzer e liberiamo la popolazione vessata. Questa Wonder Woman è bella perché è come noi, noi poveri stronzi che non capiamo PERCHE' il mondo debba fare così schifo e che saremmo così felici di eliminare tutti i problemi tagliando la testa di UNA sola persona, così da riportare serenità ed armonia ovunque. E invece, come noi, anche una dea potentissima deve chinare il capo, crescere e rendersi conto della realtà delle cose, persino arrendersi disgustata di fronte all'impossibilità di cambiare il mondo solo con la violenza e la testardaggine; Wonder Woman potrebbe decidere di lasciarci tutti nella bratta oppure, ancora peggio, distruggerci tutti ma non lo fa perché sceglie di accettare la natura contorta dell'essere umano, fatta di bene e di male, impossibile da etichettare senza commettere sbagli. E questa è una presa di coscienza forse banale ma a mio avviso bellissima e delicata, alla faccia di tutti gli inutili crossover che deriveranno da questo film e che ci mostreranno una Diana ormai interamente calata nel suo ruolo di eroina dopo decenni di studi e (presumibilmente) perdita e dolore.


Di questa Wonder Woman bellissima dentro e fuori è impossibile non innamorarsi. Gal Gadot è la perfezione, un mix di innocenza, fascino e badassitudine: sai che potrebbe spaccare la faccia persino al già citato Hulk eppure nei momenti di tristezza ti verrebbe voglia di abbracciarla o di andare a bere con lei per farsi due risate, al punto che persino l'umorismo sciocchino delle interazioni iniziali con Steve e la segretaria Etta mi è sembrato simpatico e non fuori luogo. Poi, chiaro, tutto quel che fa da contorno può piacere o meno e io, come ho già detto all'inizio, sono ben poco interessata al destino futuro di Wonder Woman (il trailer di Justice League mi ha fatto già venire un principio di pellagra, per dire). Nello specifico, ho assai gradito l'introduzione ambientata a Temyscira, che poteva venire fuori truzza come una qualsiasi puntata di Xena - Principessa guerriera e invece è riuscita ad ipnotizzarmi sia per la bellezza dei paesaggi (d'altronde, parliamo della costiera amalfitana), sia per i feroci combattimenti delle amazzoni, sia per la presenza di Connie Nielsen e Robin Wright, due splendide cinquantenni capaci di dare dei punti a delle sgallettate con trent'anni di meno. Mi è piaciuta moltissimo la resa della missione al fronte, la capacità della Jenkins di sottolineare tutto l'orrore della guerra con poche inquadrature e di realizzare sequenze d'azione mozzafiato e tesissime, per non parlare poi del senso di cameratismo tirato fuori da reietti come Sameer, Charlie (ho un debole per Ewen Bremner) e il Capo. D'altra parte, Wonder Woman non è un film perfetto e in un paio di punti ho storto il naso. La pellicola della Jenkins soffre la mancanza di villain di un certo spessore e l'esigenza di infilare almeno una sequenza realizzata con una vomitevole CGI capace di renderla somigliante a un videogame, nella fattispecie il pre-finale, due difetti comuni al 90% dei cinecomic di ultima generazione. Per carità, uno dice Ares, Dio della guerra, si fa due conti sulla "villanitudine" di costui, poi però con quella faccetta lì e l'armatura finale identica a quella di un qualsiasi Nazgul il facepalm parte abbastanza in automatico e anche i terrificanti nemici tedeschi non è che ci facciano proprio una bella figura (ma quella sorta di doping che si sniffa Danny Huston, alla fine, è un elemento della trama che hanno lasciato cadere lì? Mah.), anche se la citazione a La pelle che abito mi ha garbato particolarmente. Ma queste son sciocchezze che scompaiono davanti allo sguardo di Gal Gadot, alla fierezza con cui brandisce la spada, al mezzo sorrisetto davanti all'ennesima cosa sconosciuta. Datemi più Wonder Woman e meno Justice League, fatemi contenta!


Di Chris Pine (Steve Trevor), Connie Nielsen (Hyppolita), Robin Wright (Antiope), Danny Huston (Ludendorff), David Thewlis (Sir Patrick), Ewen Bremner (Charlie) ed Elena Anaya (Dr. Maru) ho già parlato ai rispettivi link.

Patty Jenkins (vero nome Patricia Lea Jenkins) è la regista della pellicola. Americana, ha diretto film come Monster. Anche sceneggiatrice, produttrice e attrice, ha 46 anni.


Gal Gadot interpreta Diana. Israeliana, ha partecipato a film come Fast & Furious - Solo parti originali, Fast & Furious 5, Fast & Furious 6, Fast & Furious 7 e Batman vs Superman: Dawn of Justice. Ha 32 anni e due film in uscita, le due parti di Justice League.


Lucy Davis, che interpreta Etta, era l'esilarante Dianne di Shaun of the Dead. Purtroppo Lynda Carter, la Wonder Woman originale del telefilm, non è riuscita a partecipare al film mentre Nicole Kidman ha rifiutato il ruolo di Hyppolita solo per poi finire a fare la madre di Aquaman nel film a lui dedicato che dovrebbe uscire l'anno prossimo; allo stesso modo, anche Cate Blanchett ha declinato la partecipazione in Wonder Woman per poi accettare il ruolo di Hela in Thor: Ragnarok. Wonder Woman fa da prequel al pluricitato Justice League, quindi per avere un quadro completo della situazione dovreste guardare anche L'uomo d'acciaio, Batman vs Superman: Dawn of Justice e Suicide Squad... ma sinceramente non me la sento di consigliarveli. Meglio recuperare la vecchia, adorata serie TV Wonder Woman! ENJOY!

martedì 20 giugno 2017

Nerve (2016)

Nell'attesa di vedere Wonder Woman e parlarne, giovedì è uscito anche Nerve, diretto nel 2016 da Henry Joost e Ariel Schulman (e tratto dal romanzo omonimo di Jeanne Ryan), così ho deciso di guardarlo.


Trama: Vee è una ragazza molto timida che, un giorno, decide di iscriversi al gioco on line Nerve per dimostrare alla sua migliore amica di avere coraggio. Nerve prevede che i partecipanti accettino e portino a termine delle sfide decise dagli utenti paganti, a fronte di ricompense sempre più alte e pericoli sempre maggiori...


Nerve è un simpatico thriller per ragazzi capace di dare qualche "scossa" anche agli spettatori più adulti. La storia, di base, è molto simile a quella raccontata nel ben più riuscito e raccapricciante 13 Beloved: c'è un gioco all'interno del quale i partecipanti devono affrontare prove sempre più difficili per portare a casa dei soldi e, siccome ormai sono passati dieci anni dal film di Chookiat Sakveerakul, anche la popolarità su internet, che di questi tempi è bramata come non mai. Protagonista di Nerve è Vee, liceale dal passato triste che vive nell'ombra dell'amica Sydney, popolare coi ragazzi e disnibita. Come spesso accade in questo genere di storie, Vee è intelligente, creativa e molto carina ma "non si applica" quindi è costretta a vivere di foto rubate e ad accompagnarsi col nerd del gruppo, che la ama non ricambiato. L'iscrizione a Nerve, fatta fondamentalmente per frustrazione e per vendicarsi di Sydney, paleserà agli occhi di tutti come la ragazza in realtà sia incredibilmente bella, tosta e capace e le consentirà anche di conquistare un misterioso fidanzato, a sua volta utente di Nerve. Insomma, parrebbe tutto rose e fiori se non fosse che Nerve pretende dai suoi giocatori un impegno e uno sprezzo del pericolo crescente, con prove che diventano sempre più pericolose ed illegali, al punto che qualcuno, in passato, pare ci abbia rimesso la vita; euforica per le novità rappresentate da Nerve, lì per lì Vee non capisce di essere l'ingranaggio di un gioco pericoloso che rischia di rovinarle amicizie di lunga data e famiglia, privarla della libertà e persino della vita ma ovviamente ci vorrà poco per farle aprire gli occhi e trasformarla nella Katniss Everdeen del gioco. Ho citato la protagonista di Hunger Games perché, effettivamente, tra le due opere c'è una certa affinità dei temi di base e gli utenti di Nerve hanno la stessa sete di spettacolo e violenza che caratterizza gli abitanti di Capitol City, con l'aggravante di essere forse ancora più vigliacchi: da bravi internettari, i cosiddetti watchers, protetti dall'anonimato, diventano degli stalker e si consultano via chat per sottoporre i players a prove sempre più umilianti e pericolose, privandoli dello status di persone per trasformarli in avatar da muovere a piacimento e solo per il gusto del divertimento proibito. Il pistolotto finale della protagonista, la storia d'amore mantenuta nonostante tutto il delirio e la critica al web sotterraneo fanno molto young adult e a chi non è più tanto young rischiano di far storcere il naso ma la verità è che, al netto di un paio di scelte mosce, Nerve è un thriller abbastanza adrenalinico.


Joost e Schulman hanno fortunatamente abbandonato lo stile found footage dei tempi di Paranormal Activity e qui le riprese dal vivo, fatte dagli utenti di Nerve coi cellulari, servono solo per aumentare il senso di vertigine che rischia di agghiacciare lo spettatore timoroso delle altezze come la sottoscritta, in quanto nel film ci sono parecchie prove legate al "penzolare da luoghi alti". Di fatto, dopo un inizio soft ma dalla grafica gradevole, con riprese effettuate dal punto di vista di pc e cellulari e colme di schermate tipiche di Facebook e di altri social (un po' come accadeva in Unfriended e Friend Request ma anche in The Shallows, per intenderci), le prove diventano più dinamiche e adrenaliniche e mostrano come i due registi si trovino a loro agio anche davanti a sequenze che prevedono l'utilizzo di una moto lanciata in corsa in mezzo al traffico di New York, giusto per fare un esempio. La tensione dunque non manca, così come non mancano rimandi a film come la trilogia de La notte del giudizio, soprattutto per quel che riguarda l'aspetto degli stalker del finale, ma non mancano neppure scelte stilistiche e di cast atti a catturare l'attenzione di un pubblico di teenager. La colonna sonora, giusto per fare un esempio, è ruffiana da morire nonché un aspetto importante del film, poi ovviamente ci sono gli attori: tutti belli, giovani e cool, vestiti secondo la moda del momento (sapete che in Italia siamo un paio d'anni in ritardo, no? Guardate un po' le mise della Roberts - costosissimo abito a parte - o dell'amica Sydney e ditemi se non sono identiche a quelle di TUTTE le adolescenti italiane medie) e con accessori all'ultimo grido, bicicletta vintaggia compresa. Poco importa che Dave Franco, fratellino del più famoso James, sia un cane inespressivo buono solo per far da manzetto della situazione, Emma Roberts è così carina e in parte (quando, per esigenze di copione, qualcuno le dice di "non essere il suo tipo", sono scoppiata a ridere) da reggere da sola l'intera trama, anche nelle situazioni più trite ed abusate, anche se ogni tanto mi ritrovavo a rimpiangere la caustica cattiveria dell'adorata Chanel Oberlin. Riassumendo, se cercate un thriller serio capace di non farvi dormire la notte evitate Nerve come la peste, se invece vi va bene la visione di un divertissement estivo e poco impegnativo concedetegli pure una chance.


Dei registi Henry Joost e Ariel Schulman ho già parlato QUI mentre Juliette Lewis, che interpreta Nancy, la trovate QUA.

Emma Roberts interpreta Vee. Adorabile e adorata Chanel della serie Scream Queens nonché tra i giovani volti più promettenti di American Horror Story e figlia di Eric Roberts, la ricordo per film come Blow, Aquamarine, Scream 4 e February - L'innocenza del male; come doppiatrice, ha partecipato a episodi de I Griffin. Anche produttrice, ha 26 anni e cinque film in uscita.


Dave Franco (vero nome David John Franco) interpreta Ian. Fratello di James Franco, ha partecipato a film come Suxbad: Tre menti sopra il pelo, Fright Night - Il vampiro della porta accanto, Now You See Me - I maghi del crimine e a serie quali Scrubs, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film The Lego Movie. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 32 anni e tre film in uscita.


Emily Meade, che interpreta Sydney, era già comparsa nel diludente My Soul to Take - Il cacciatore di anime mentre il rapper Machine Gun Kelly, che interpreta Ty, era anche nel cast di Viral, diretto da Joost e Schulman lo stesso anno. Se Nerve vi fosse piaciuto recuperate il già citato 13 Beloved (occhio però perché non è altrettanto "leggero") e aggiungete The Game - Nessuna regola, Nemico pubblico e magari anche Unfriended. ENJOY!

domenica 18 giugno 2017

Il Bollodromo #31 - Le pagelle di Twin Peaks - Episodio 3x06

Arrivati a un terzo della gargantuesca operazione messa in atto da Lynch, non abbiamo ancora tutte le pedine sulla scacchiera ma continuano comunque a spuntare vecchi, amatissimi personaggi e altri stanno assurgendo a miti assoluti. Riusciremo io e Alessandra a continuare le pagelle "vecchiaia" fino al diciottesimo episodio? Chissà! Nel frattempo guardate un po' cos'è spuntato questa settimana, occhio a uno SPOILER importante e... HELLOOOO-OOOO!!!

Cominciamo col dire che se non avete mai guardato Fuoco cammina con me la prima pagella di oggi vi risulterà ostica. Il personaggio di Carl Rodd, interpretato da Harry Dean Stanton, fa il suo commovente debutto nella serie televisiva e si prende il mio Premio Dolce Catananno Triste. Oh, gli astanti erano dei cani ma ho comunque pianto, va bene?! Alessandra invece non s'è commossa e gli ha appioppato il Premio Skeletron. Non son cose, signora mia!
Voto Bolla: 10


Passiamo a territori più familiari, anche se forse non molto eclatanti. Il Premio Brutthilde (e se non capite la citazione siete brutte persone) va ad Andrea Hays, la cameriera Heidi del Double R, evidentemente l'unico luogo in tutta America a non temere la recessione! Alessandra ne omaggia invece l'elegante risata col Premio Hyena Ridens!
Voto Bolla: Faffenkulen! (Sarebbe un 10 anche per lei)


Le facce nuove per me questa settimana non erano molto interessanti e ho sorvolato ma Alessandra ha voluto conferire un Premio Il Sesto Elemento Mancato degli Spandau Ballet a Balthazar Getty nel ruolo del cattivissimo Red.


Ci sarebbe ancora un premio da conferire ma lo assegneremo dopo la nuova rubrica Dougie Weekly Best in quanto è uno spoiler bello grosso e ho deciso di inserirlo in fondo al post.


Dougie Jones (che si becca un premio Suit Up and Be Awesome da Alessandra) è diventato nel giro di cinque puntate il personaggio migliore di sempre e Kyle MacLachlan l'attore comico del 2017. Alessandra è rimasta giustamente deliziata dalla sequenza che lo vede battere le mani per accendere la luce mentre per me questa settimana vince lo scambio di battute tra Dougie e la moglie Janey-E la quale, dopo avere scovato foto compromettenti del marito assieme alla stangona nera Jade, chiede giustamente lumi sull'identità della signorina. La risposta di Dougie (accompagnata da un sorrisone sognante) è da antologia:

Dougie: Jade gives two rides.
Janey-E (sconvolta): I bet she does!!!!



E ora... tenetevi forte per l'ultimo, meritatissimo premio della settimana.


SPOILERISSIMOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!111111!!!!111111!


Vincitrice incontrastata del Premio Mo Non Me l'aspettavo Veramente è Laura Dern la quale, finalmente, dopo 25 anni da un volto alla storica Diane, segretaria di Dale Cooper impersonificata fino ad oggi solo da un registratore. Alessandra è molto più colta di me e le assegna un sottile Premio Marietta Fortune Ma Truccata Meglio.
Voto Bolla: oltre l'infinito ed oltre. La gioia non si può quantificare.


venerdì 16 giugno 2017

The Lego Movie (2014)

L'avevo snobbato all'uscita cinematografica ma ora ho finalmente recuperato anche io The Lego Movie, diretto e sceneggiato nel 2014 dai registi Phil Lord e Christopher Miller.


Trama: nella città di Bricksville, un operaio edile viene designato come "prescelto" dopo avere trovato per caso il cosiddetto "pezzo forte", l'unica arma in grado di contrastare il perfido Lord Business, intenzionato ad utilizzare il Kragle per distruggere l'universo Lego...



Come ho detto all'inizio, all'epoca avevo snobbato The Lego Movie per un motivo molto ma molto semplice: carini i Lego, sì, ma non mi hanno mai entusiasmata, neppure da piccola. Sarà che i miei tendevano a non comprarmi molti giocattoli (e si vede, visto che ora mi scoppio degli stipendi in cazzate, per compensare) o magari perché, abitando in un paesino, non era neppure così facile vedere quei set "meravigliosiiii" figli degli anni '80 per i quali molti nerd hanno provato un tuffo al cuore ritrovandoli nel film, sta di fatto che da bambina preferivo giocare con altre cose e, crescendo, l'avvento dei Lego Store non ha scatenato in me il desiderio di fare follie (se però mi regalate la caserma Lego dei Ghostbusters non mi offendo, giuro). La visione di The Lego Movie è stata tuttavia molto piacevole e divertente, sebbene mi sia dispiaciuto non cogliere tutte le citazioni legate al mondo dei mattoncini; la storia di Emmet, "medioman" assoluto se mai ne è esistito uno, entusiasta di una vita programmata al confronto della quale Matrix e The Truman Show sono delle barzellette, è avvincente e nasconde molte sorprese inaspettate, oltre ad essere una bellissima parodia dei due film già citati. Perfetto sia per gli adulti che per i bambini, The Lego Movie strappa moltissime risate e fa riflettere, non solo quando sottolinea l'importanza del lavoro di squadra, dell'amicizia e dello sviluppo delle capacità individuali (mi è piaciuto molto in modo in cui gli sceneggiatori sono riusciti a comunicare il ruolo chiave di una persona magari priva di fantasia ma capace di organizzare al meglio il lavoro altrui, così da far risaltare le qualità di ognuno) ma anche, e soprattutto, durante la rivelazione dell'intelligentissimo twist finale, che mi ha strappato più di una lacrima commossa. Seguire le vicende di Emmet e compagnia, poi, è veramente spassoso, anche perché tutti i personaggi, buoni o cattivi che siano, sono ben caratterizzati e, diciamolo, The Lego Movie mette in scena il Batman migliore di sempre, secondo solo al Renato di Sensualità a Corte, al punto che ora finalmente comprendo la necessità di uno spin-off interamente dedicato a lui.


In tutto questo, The Lego Movie è soprattutto realizzato benissimo. Favoloso mix di computer graphic, stop motion e live action, ha il pregio di non avere neppure una scena che non sia riproponibile con l'ausilio di mattoncini e, soprattutto, i realizzatori hanno scelto di mantenere la rigidità di movimenti che avrebbe, ragionevolmente, un Lego semovente, senza ricorrere a camminate o corse fluide e naturali. Per chi, come me, non è ferrato in materia Lego, probabilmente avranno più valore i dettagli "reali" inseriti qui e là, come per esempio la collezione di materiali umani che fa bella mostra nell'ufficio di Lord Business, ma vedere un mare o delle fiamme realizzati interamente di mattoncini, oltre che un branco di maialini che esplodono in un tripudio di salsicce Lego scalda il cuore, lo ammetto. I Lego fan all'ultimo stadio invece apprezzeranno il fantasioso utilizzo di moltissimi set più o meno famosi, combinati in maniere spesso esilaranti ma comunque riconoscibili, e soprattutto il potere che hanno alcuni personaggi di plasmare letteralmente la realtà che li circonda, ricavando una moto da un muro o un'astronave, la benedetta astronave che non c'è verso di completare. Io, molto banalmente, ho adorato il fatto che a molteplici set siano corrisposti improbabili crossover tra personaggi di film, fumetti, universi e serie TV che mai avrebbero potuto comparire assieme in un film (stupenda la gag Silente/Gandalf) e, ovviamente, non riesco a togliermi dalla testa il brano portante della colonna sonora, E' meraviglioso... anche se la canzone di Batman è molto, ma molto meglio. D'altronde stiamo parlando del Cavaliere Oscuro versione rapper, che cavolo!


Di Will Arnett (voce originale di Batman, in italiano doppiato da Claudio Santamaria), Elizabeth Banks (Wyldstyle/Lucy), Charlie Day (Benny), Will Ferrell (Lord Business/Presidente Business/Uomo del piano di sopra), Morgan Freeman (Vitruvius), Jonah Hill (Lanterna Verde), Liam Neeson (Poliziotto buono/Poliziotto cattivo/Papà poliziotto), Chris Pratt (Emmet), Cobie Smulders (Wonder Woman), Channing Tatum (Superman) e Billy Dee William (Lando) ho già parlato ai rispettivi link.

Phil Lord (vero nome Philip A. Lord) è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Piovono polpette, 21 Jump Street e 22 Jump Street. Anche produttore, doppiatore e animatore, ha 42 anni e un film in uscita, la pellicola dedicata ad Han Solo che dovrebbe uscire l'anno prossimo.


Christopher Miller è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, inoltre doppia in originale il presentatore. Americano, ha diretto film come Piovono polpette, 21 Jump Street e 22 Jump Street. Anche produttore e animatore, ha 42 anni e un film in uscita, la pellicola dedicata ad Han Solo che dovrebbe uscire l'anno prossimo.


Tra le altre guest star presenti nel film, Anthony Daniels presta anche qui la voce allo storico C-3PO mentre Shaquille O'Neal interpreta la sua versione Lego. Non so per quale motivo, è stata abbandonata l'idea di fare doppiare Batman da Michael Keaton, Val Kilmer, George Clooney o Christian Bale; allo stesso modo, Indiana Jones e R2-D2 hanno perso il ruolo di co-protagonisti principali che era stato loro assegnato nelle prime fasi di sceneggiatura mentre a Denzel Washington è stato preferito Morgan Freeman per doppiare Vitruvius. Da The Lego Movie sono nati due spin-off, uno già uscito (The LEGO Batman Movie) e The LEGO NINJAGO Movie, che dovrebbe uscire il 22 settembre in America ma non ha ancora una data italiana, mentre The Lego Movie Sequel è previsto per il 2019; nell'attesa, se The LEGO Movie vi fosse piaciuto recuperate The LEGO Batman Movie, Ralph Spaccatutto e la saga di Toy Story. ENJOY!


giovedì 15 giugno 2017

(Gio)WE, Bolla! del 15/6/2017

Buon giovedì a tutti! Come da prassi, la distribuzione con l'avvicinarsi dell'estate si è praticamente arrestata e ben pochi film interessanti passano al convento... ma se, come me, dovete ancora guardare Wonder Woman, poco danno! ENJOY!

Aspettando il re
Reazione a caldo: Uh, aspetta e spera!
Bolla, rifletti!: Dopo il fallimentare The Circle, l'accoppiata Tom Hanks (a quanto pare la cosa migliore del film)/Dave Eggers non mi frega più. Peccato, perché il regista Tom Tykwer di solito non fa film banali, eppure questo non mi ispira proprio...

Nerve
Reazione a caldo: Andiamo già meglio
Bolla, rifletti!: Come thrillerino estivo mi gusta parecchio. E poi c'è la mia amichetta Emma Roberts quindi una chance gliela posso concedere di sicuro!

Al cinema d'élite si respira una dolce aria nipponica!

Ritratto di famiglia con tempesta
Reazione a caldo: Sembra bello!
Bolla, rifletti!: Come da titolo, il film si focalizza su una famiglia in crisi costretta a rimanere sotto lo stesso tetto a causa di un tifone ad esplorare così i legami spezzati. Pare un film che possa piacermi ma visti i soliti orari e gli impegni estivi lo recupererò da sola, con calma e più avanti. 

mercoledì 14 giugno 2017

Scare Campaign (2016)

Il secondo film portato in Italia a maggio dalla Midnight Factory è stato l'australiano Scare Campaign, diretto e sceneggiato nel 2016 dai registi Cameron e Colin Cairnes.


Trama: i realizzatori del programma TV Scare Campaign, basato su terrificanti candid camera ai danni di vittime ignare, scoprono che la trasmissione sta per essere cancellata a causa del calo di ascolti. Decidono dunque di giocarsi il tutto per tutto e realizzare un ultimo, spregiudicato episodio ma le cose cominciano ad andare per il verso sbagliato...



A maggio è andata bene ai fan della Midnight Factory! Prima l'assurdo e divertentissimo Yakuza Apocalypse poi questo Scare Campaign che, per quanto non potrà mai ambire a conquistarsi un posto nella storia dell'horror, è comunque un'onesta pellicola "de paura" con abbondanza di effetti splatter e, soprattutto, una trama intrigante, dai risvolti inaspettati (Per la maggior parte degli spettatori almeno. Io a furia di ammazzarmi di horror mi sono spoilerata l'intera trama già al quinto minuto, che palle!!!). La premessa è interessante, simile a quella del recente Fear, Inc. ma sviluppata in maniera diversa, ovvero "quanto in là si è disposti a spingersi pur di spaventarsi e spaventare?". Nel caso di Fear, Inc. si parlava della ricerca del terrore assoluto da parte di un cretino appassionato di horror, qui la questione si fa più commerciale e si spinge verso una riflessione sui cosiddetti snuff movie, ovvero quei video di torture reali un tempo considerati leggenda metropolitana e oggi veri più che mai, grazie soprattutto all'ausilio di smartphone abbondanti e neuroni scarsi: laGGente, in sostanza, non si accontenterebbe più di assistere a spaventose ma fondamentalmente innocue candid camera a sfondo horror ma sarebbe bensì disposta a pagare fior di quattrini per avere tra le mani roba più realistica, violenta e sanguinosa, non importa come venga realizzata. Di fronte al cambiamento dei gusti del pubblico la trasmissione Scare Campaign è diventata quindi obsoleta e nonostante una delle attrici, Emma, ritenga che già gli scherzi da loro organizzati comportino dei rischi per vittime e "carnefici" e desideri chiamarsene fuori, la produttrice e lo sceneggiatore capo decidono invece di assecondare le nuove tendenze e realizzare qualcosa di più estremo. E' in questo momento che Scare Campaign comincia a giocare coi diversi registri e a confondere le acque, annullando i confini tra finzione e realtà, perculatori e perculati, ingannando ora i protagonisti del film ora gli spettatori grazie ad una serie di twist ininterrotti e sempre più sanguinolenti; è sicuramente una considerazione banale ma si potrebbe parlare di Scare Campaign come di due film in uno, quello "vero" diretto da Cameron e Colin Cairnes e quello finto realizzato dalla troupe di Scare Campaign, il che significa doppio coinvolgimento dello spettatore e doppio divertimento (o ansia, dipende!).


Pur non essendo molto innovativo (ci sono richiami a film come Kristy e La notte del giudizio, solo per citarne un paio, per non parlare di una location abusata come quella del manicomio abbandonato) Scare Campaign è comunque un film che mi ha soddisfatta anche dal punto di vista della regia; i fratelli Cairnes evitano il facile ricorso costante a tecniche tipiche del mockumentary fatto con due lire, preferendo utilizzare telecamere nascoste o videocamera a mano solo quando è strettamente necessario, per il resto le riprese sono state effettuate con tecniche tradizionali, facendo ricorso ad inquadrature e stacchi tipici dello slasher movie. Interessante anche il contrasto tra effetti speciali "televisivi" e reali, col make up del programma palesemente finto (o comunque con qualcosa che "stona" ad un occhio allenato) se paragonato alla splatterata che si abbatte a un certo punto sulla troupe, tra coltellacci fuori misura, teste tagliate in due e occhi strappati. Unico difetto, le fiamme sul finale, chissà perché realizzate con una tecnica digitale posticcia da morire. Ottimo invece il reparto attori, in cui spiccano una presenza regolare della soap australiana Home and Away, ovvero Josh Quong Tart nei panni dell'inquietante Rohan, e la dolce ma combattiva Meegan Warner in quelli della sfortunata Emma; ai fini della trama forse avrei richiesto una performance un po' più sottile all'interprete di un personaggio in particolare, talmente caricato da avermi fatto sentire puzza di bruciato fin da subito, ma non si può avere tutto dalla vita, su. Comunque, dopo Road of the Dead la produzione horror australiana distribuita da Midnight Factory continua a darmi delle soddisfazioni, quindi chissà se prima o poi avremo l'onore di vedere distribuito anche The Belko Experiment di Greg McLean e James Gunn o qualche altra opera aussie a me sconosciuta!

Cameron e Colin Cairnes sono i registi e sceneggiatori della pellicola. Entrambi australiani, hanno diretto il film 100 Bloody Acres e sono anche attori e produttori.


L'edizione home video della Midnight Factory presenta come extra il making of del film ed è corredata da un libretto introduttivo. Meegan Warner, che interpreta Emma, aveva già partecipato all'orrido The Veil (che è "finalmente" arrivato anche in Italia col titolo Verità sepolte, wow!) mentre Olivia DeJonge, alias Abby, era la ragazzina di The Visit. Se Scare Campaign vi fosse piaciuto recuperate My Little Eye. ENJOY!


martedì 13 giugno 2017

La mummia (2017)

Mentre la povera Wonder Woman continua purtroppo a rimanere al palo (ah ma la prossima settimana DEVO andarlo a vedere!) sabato mi sono buttata a pesce su La mummia (The Mummy), diretto e co-sceneggiato dal regista Alex Kurtzman.


Trama: risvegliata da un sonno millenario, la principessa egizia Ahmanet si scatena nella Londra dei nostri giorni, alla ricerca del suo Prescelto...


Ho avuto un weekend piuttosto pesantuzzo e sono stanca morta quindi probabilmente scriverò un post schifido. Voi direte: "Ma non puoi aspettare e scrivere quando sarai riposata, alla faccia del caldo maledetto che non ti fa dormire?". Eh, bravi faGGiani (cit.). Sapete che nella blogosfera la velocità è tutto e ormai La mummia, uscito GIA' giovedì scorso, è storia vecchia! LaGGente vogliono la novità! Anche gli spettatori, a onor del vero, vorrebbero la novità ma sarà la suddetta stanchezza o l'hangover post venerdì alcoolico, sabato sono andata a vedere La mummia e non mi è dispiaciuto. Ora, del progetto Dark Universe, che mira a riproporre in chiave moderna tutti i mostri della Universal, non so praticamente nulla e sinceramente quel poco che so mi fa persino un po' paura ma La mummia, preso come divertissement ed ennesimo reboot in chiave action di un mostro "classico", non è neppure così male. Sicuramente non è una tamarreide aberrante come il fu Van Helsing o una roba ridicola come La leggenda del cacciatore di vampiri; non è neppure un film elegante e visionario, per carità, trattasi sempre di intrattenimento milionario a base di effetti speciali, versioni in 3D e attori famosi ma per le nemmeno due ore di durata fa il suo sporco lavoro e, appunto, diverte. Che poi, all'interno, vengano gettate anche le basi per i prossimi film del Dark Universe, con un personaggio in particolare eletto a "raccordo" delle varie storie che verranno proposte in futuro se La mummia avrà successo, sinceramente mi è importato poco e probabilmente il 90% degli spettatori occasionali non avrà nemmeno colto le varie citazioni presenti nel film (tranne quella palese che viene sbattuta in faccia al pubblico e che è parte integrante della trama) quindi passerei a spendere due parole su questo La Mummia. Una Signora Mummia, a sentire il parere del Bolluomo. Nel senso che se Arnold Vosloo non era un brutto uomo, Sofia Boutella nei panni della principessa Ahmanet è proprio una figona incredibile e il protagonista non pare neppure così dispiaciuto all'idea di venire perseguitato e sfruttato per diventare il suo eventuale compagno di oscura eternità. La Mummia funziona principalmente perché il mostro principale è affascinante e sensuale, fin dall'inizio mostra livelli di crudeltà particolarmente elevati e può permettersi persino di perculare l'interesse amoroso del protagonista, la povera Annabelle Wallis il cui personaggio è scritto, diciamo, un po' "a belle branché cumme a furmaggetta", come si direbbe in Liguria.


Non che il resto dei personaggi sia scritto meglio, per carità, i modelli sono quelli già sdoganati ne La mummia d'inizio millennio, solo con meno parentame e bambini, e l'unico capace di imprimersi nella memoria è un Russell Crowe d'antologia. Diciamo che con La mummia il mostro Universal diventa una minaccia da affrontare con piglio da superspia, non a caso il protagonista ha la faccia (nonché il conseguente sprezzo per il pericolo da affrontare col sorriso a sedicimila denti) di Tom Cruise e l'atteggiamento piacione e scanzonato che lo rende un mix tra il vecchio Brendan Fraser e uno Starlord qualsiasi, il tipo insomma capace di rapportarsi ad eventuali minacce egiziane con una baldanza sconfinante nell'assoluta mancanza di buon senso; tolti un paio di momenti veramente dark e un pre-finale dal twist quasi inaspettato (un po' troppo sentimentale e moscio, se vogliamo essere pedanti), La mummia di "oscuro" ha veramente poco o nulla e l'atmosfera è più action che horror, tra deserti che esplodono, città devastate, rocambolesche fughe in aereo, organizzazioni segrete e violentissimi corpo a corpo, inoltre si ride parecchio grazie ad un umorismo assai simile a quello riscontrabile nelle produzioni Marvel. Checché ne dica Kurtzman, il quale fa il figo dicendo che le scene post-credits sono appannaggio Marvel quindi ne La mummia non ne hanno messe, che lui e i suoi soci mirino a trasformare il Dark Universe e i vecchi mostri Universal in una sorta di Dark Avengers non è un'idea poi così peregrina e più di una volta, durante la visione, mi sono ritrovata a pensare al disastroso La lega degli uomini straordinari. Fortunatamente, gli albori truzzi e modaioli del nuovo millennio sono passati da un pezzo e mi è parso che ne La mummia si puntasse più alla cafonaggine distruttiva ma innocente piuttosto che al fighettame cupo finto come i soldi del Monopoli: come dicevo sopra, le scene d'azione e gli stunt sono stati girati con un'abbondante e gioiosa incoscienza capace di esaltare lo spettatore e fargli dimenticare che, in realtà, avrebbe dovuto farsela sotto dalla paura e io per questo non riesco a voler male a La mummia. Nelle mie condizioni straccionate però il parere della sottoscritta conta poco quindi per un post più completo, sensato ed interessante, col quale peraltro concordo in toto, vi rimando QUI.


Di Tom Cruise (Nick Morton), Russell Crowe (Dr. Henry Jekyll) e Annabelle Wallis (Jenny Hasley) ho già parlato ai rispettivi link.

Alex Kurtzman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Una famiglia all'improvviso ed episodi di serie quali Alias. Anche produttore, ha 44 anni.


Sofia Boutella interpreta Ahmanet. Algerina, ha partecipato a film come Kingsman: Secret Service e Atomica bionda. Ha 35 anni e due film in uscita, tra cui Fahreneit 451.


Javier Bardem, Joseph Gordon-Levitt, Tom Hardy e Eddie Redmayne erano stati presi in considerazione per il ruolo di Jekyll ma alla fine l'ha spuntata Crowe e Bardem dovrebbe invece interpretare il mostro di Frankenstein nel caso dovessero realizzare un film basato sul personaggio; per quel che riguarda i registi, il lavoro era stato affidato ad Andrés Muschietti, che se n'è chiamato fuori per divergenze creative (e per girare It. Mwahahaah!!). A proposito del Dark Universe, pare si sia dibattuto per qualche tempo se considerare Dracula Untold (che devo ancora vedere) come parte di esso e primo film della "saga" ma alla fine si è deciso di lasciare la pellicola di Gary Shore come opera a sé stante. Nell'attesa di sapere come finirà il progetto Dark Universe e di quali pellicole sarà composto (al momento l'unico film che sembra quasi certo è Bride of Frankenstein, che dovrebbe uscire nel 2019), se La mummia vi fosse piaciuto recuperate la trilogia composta da La mummia, La mummia - Il ritorno e La mummia - La tomba dell'imperatore Dragone. ENJOY!



domenica 11 giugno 2017

Il Bollodromo #30 - Le pagelle di Twin Peaks - Episodio 3x05

Nell'attesa del sesto episodio, tornano le pagelle sui vecchiacci di Twin Peaks, sempre in collaborazione con Alessandra di Director's Cult. Episodio interessantissimo il quinto, ma pochi personaggi cicciati fuori, pelomeno di quelli storici, e ancora un paio devono arrivare (Audrey, Big Ed, dove siete?), quindi il post sarà molto breve. Come al solito, NO SPOILER. ENJOY!

Cominciamo col dire che "qualcuno", qui, comincia a vedere Kyle MacLachlan per quello che è, ovvero una baldracca rifatta. La devastante botta di bronzer messa in faccia all'attore ha scioccato Alessandra a tal punto che il premio lusinghiero dello scorso post è diventato un Le Puttane si Mettono il Fard, le Brave Ragazze si Pizzicano le Guance (versione Dougie) e Il Contouring di Kim Kardashian Mi Fa una Sega (versione Bad Cooper). Hellooo-oooo!!!!


Messo da parte l'ex agente Cooper, il primo volto noto che spunta è quello di Gary Hershberger, alias Mike. Ve lo ricordate il cretinetti roscio che stava sempre appresso a Bobby prima di cedere alle lusinghe di una Nadine in versione adolescente? Ecco, ora è diventato un uomo d'affari bacchettone e per questo si becca il mio Premio Ipocrisia. Alessandra gli assegna invece un più specifico Premio Fratello Gemello di Thorne, Ergo Figlio Illegittimo di Eric. Che nostalgia!
Voto Bolla: 6, era meglio da giovine scapestrato.

E tu ne sai qualcosa, nevvero...?
Passiamo a Peggy Lipton, la bella e sfortunata Norma del Double R. A lei va l'indiscusso Premio GILF, al quale si aggiunge quello Madre Badessa di Alessandra. Che femmina, ragazzi!
Voto Bolla: 10. Questa donna resta sempre una grandissima gnocca.

Chirurgia estetica vs Natura
Torna anche Russ Tamblyn, alias Dr. Jacobi, alias Dr. Amp. Nello scorso post gli avevo assegnato un generico Premio Vecchio Rincoglionito (mentre Alessandra lo aveva insignito del Premio Capitan Findus, che oggi muta in un Capitan Findus Fa i Bastoncini Ancora Più Buoni. Ale, forse perché ha cambiato l'ingrediente principale??? EEEW!!! N.d.B.) perché non si capiva molto bene cosa facesse il blasonato psichiatra nel bosco ma visti gli ultimi sviluppi ho deciso di conferirgli un meritatissimo Premio Buongiornissimo! Kaffééé???? e di aggiornare il voto sospeso dell'ultima volta.
Voto Bolla10 +



Nell'episodio cinque si intravede anche Wendy Robie, la monocola Nadine. Momentaneamente le assegno il Premio Paolo Brosio ma potrebbe sempre ottenerne un altro.  Nell'attesa, Alessandra rimane sempre in tema "santità" e le conferisce il Premio Madonna dell'Incoronéta. Converrà partire per un pellegrinaggio!
Voto momentaneamente sospeso ma siccome di viso mi pare più o meno sempre uguale propendo per un 8.



Alessandra ha scelto inoltre di omaggiare la bonanima di Frank Silva, alias Bob, con un Premio L'Anima de li Mortacci Tua, Mi Fai Ancora Cagare in Mano, col quale non posso che concordare!!


Tra i personaggi nuovi spiccano invece James Belushi, al quale va il Premio Tony Ciccione (no, Alessandra precisa Mi Sono MANGIATO Tony Ciccione) mentre all'ex Ghostbuster Ernie Hudson quello Ho Fatto Strada e Mi Permetto le Comparsate di Lusso unito al Premio Sono Sempre Cool, Man! di Alessandra. Nonostante siano ancora giovani, poi, ci siamo permesse di aggiungere due award straordinari: uno è il mio Premio Speciale Mostro FigliodiMMostri a Caleb Landry Jones, conciato in modo talmente schifido e leppego da meritare un passaggio diretto per la Loggia Nera,



l'altro è l'autorevole Premio Speciale Versione Perversa del Giovane Matthew McCoso, assegnato da Alessandra Eamon Farren nei panni di Richard Horne. A me però sembra somigli a Valerio Aprea, fateci caso! E per questa settimana è tutto, ci si risente alla prossima!

Questa meriterebbe un meme...



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