domenica 4 giugno 2017

Monsieur Lazhar (2011)

Siccome in tanti lo consigliavano, mi è capitato per le mani e mi serviva un film che potesse vedere anche il Bolluomo, qualche giorno fa ho guardato Monsieur Lazhar, diretto e co-sceneggiato nel 2011 dal regista Philippe Falardeau a partire dalla pièce teatrale di Évelyne De La Chenelière.



Trama: dopo il suicidio della maestra, una classe di bambini viene affidata a Bachir Lazhar, immigrato algerino in attesa del riconoscimento della condizione di rifugiato politico in Canada. Dopo la diffidenza iniziale, tra i bambini e il nuovo maestro si crea un bellissimo rapporto...



Nel 2006 ero andata a lavorare come assistente linguistica in Australia e mi era capitato di affiancare non solo le insegnanti di superiori e medie ma anche quelle di elementari e asilo. Per tutte le classi, a prescindere dall'anno, ricordo che vigeva un'unica regola di comportamento davvero importante, da rispettare a tutti i costi: non toccare i bambini e i ragazzi, neppure se li si vedeva sanguinanti a terra oppure semplicemente piangere. Questa regola era categorica per noi assistenti, che in caso di pressante bisogno di offrire supporto fisico saremmo dovuti andare a chiamare gli insegnanti titolari e, purtroppo, salvo casi davvero estremi, era fatto divieto anche a questi ultimi di toccare gli alunni. La cosa aveva creato in me un certo sgomento, lo ammetto. Io non sono una di quelle persone fisicamente espansive, come quelle che ti mettono una mano sulla spalla a prescindere (che fastidio!!!) o ti sfiorano il braccio o la mano senza un perché, ma l'idea di vedere un frugolo piangere e non poterlo confortare con un abbraccio o una carezzina sulla capoccetta, soprattutto se si è fatto male, mi aveva causato qualche scompenso e anche un po' di nervoso. Pensavo: "non è possibile vedere pedofili in ogni angolo e confondere qualsiasi gesto, anche il più innocente, come un tentativo di approccio sessuale!". Eppure, sta di fatto che in nove mesi mi sono guardata bene dallo sfiorare chicchessia. Questo per dire che Monsieur Lazhar parla anche di questo modo che ha la scuola moderna di proteggere gli studenti dal conforto "fisico" (ché non si sa mai!) e allo stesso tempo di trattarli come dei poveri mongolini (con tutto il rispetto per i mongolini) che non devono affrontare brutture quali la morte, la violenza, le discriminazioni razziali o sessuali, ancor peggio eventuali fallimenti come bocciatura o brutti voti. Poi ci stupiamo che i giovani d'oggi non valgono un cazz... ehm, diventano praticamente degli automi desensibilizzati che quando va bene sbroccano e pretendono si esaudisca ogni loro desiderio oppure, quando va male, si suicidano per una belinata. Oltre ad essere ignoranti come una capra di Biella, ovviamente, perché affrontare compiti troppo difficili danneggia l'autostima, sia ben chiaro.


Il Monsieur Lazhar del titolo si trova così per le mani una bella gatta da pelare, ovvero una classe di bambini traumatizzati dal suicidio della maestra (per cause, si scoprirà, legate agli argomenti di cui sopra) e curati dagli adulti neppure fossero fatti di vetro, quasi come se insegnanti e genitori volessero proteggere loro stessi piuttosto che i bimbi, più "maturi" di quanto non sembri di prim'acchito. Ancor peggio, Lazhar è un immigrato, guardato con sospetto più o meno palese dalla comunità canadese che dovrebbe accoglierlo come rifugiato politico, afflitto da un passato di persecuzione e morte che lo costringe a porsi in maniera poco "occidentale e moderna" non solo verso i metodi educativi ma anche rispetto alla tragedia che ha toccato i suoi studenti. Dal rapporto complicato tra quest'uomo singolare, la società canadese, gli alunni, la scuola e la famiglia si creano le dinamiche che formano la trama di Monsieur Lazhar, una pellicola che porta a tante belle riflessioni interessanti, come vedete, e che pure non decolla, purtroppo, ancorata com'è ad uno stile che potrei definire essenziale, freddo. Da una parte è un bene che Falardeau non abbia spinto il piede sul pedale del patetismo, eppure mancano secondo me delle sequenze un po' più emozionanti, delle svolte chiave relative al rinsaldarsi del rapporto tra Lazhar e i piccoli, qualcosa che esulasse, anche di poco, dallo spaccato "realistico" di vita mostrato nella pellicola. L'abbraccio finale tra il maestro e la piccola Alice, una fantastica Sophie Nélisse, chiude il cerchio di qualcosa che va oltre le regole e rimane nel tempo, così come i ricordi d'infanzia più importanti, quelli che segnano la nostra crescita, eppure non so, come film mi ha lasciata abbastanza fredda, con un "e quindi?" grosso come una casa che mi aleggiava sulla testa. Peccato, ma forse semplicemente lo stile del film non incontrava molto i miei gusti quindi non lo sconsiglio e, anzi, vi invito a vedere Monsieur Lazhar e a riflettere un po' sul modo in cui vogliamo crescano i nostri figli.

Philippe Falardeau è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Canadese, ha diretto film come It's Not Me, I Swear! e The Good Lie. Ha 49 anni.


Mohamed Fellag interpreta Bachir Lazhar. Algerino, ha partecipato a film come Giorni di guerra, Top Floor Left Wing e lavorato come doppiatore in Le avventure di Zarafa. Ha 67 anni e un film in uscita.


Sophie Nélisse, che interpreta Alice, era la Liesel di Storia di una ladra di libri. Monsieur Lazhar è stato nominato all'Oscar come miglior film straniero e se vi fosse piaciuto consiglierei il recupero dell'evergreen L'attimo fuggente. ENJOY!

6 commenti:

  1. Ricordo quando lo vidi: lo trovai delizioso. Non si smentisce, come il resto delle commedie francesi. Sono sempre molto intelligenti.,,

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    1. Delizioso sì ma... non so, manca qualcosina!!

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  2. Capra di Biella ? Famose per l'ignoranza rispetto a capre lombarde , laziali, sarde etc ? O che altro ?

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    1. E' la citazione di un capitolo di Venerdì 12 scritto da Ortolani. Non so perché ma ad un certo punto il servitore del protagonista, Giuda, si riferiva a una tizia definendola "IgnUrante come una capra di Biella" e mi è rimasta impressa 'sta cosa!

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  3. Di visto l'ho visto, non proprio un film facile, ma comunque delicato e alquanto intelligente, dato che rimanda a riflessioni, come tu hai giustamente espresso, importanti ;)

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    1. Però alla fine mi è sembrato "freddo" nella realizzazione. Da una parte va bene perché spinge lo spettatore ad uno sforzo maggiore ma dall'altra preferisco i film un po' più "sentimentali", se mi passi il termine.

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